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LA LETTERA
Villaricca. Corso Italia, Padre Alfonso scrive al sindaco: «Basta lungaggini burocratiche»
Il parroco di San Pasquale Baylon sprona l'amministrazione comunale
di REDAZIONE
Villaricca. Il parroco di San Pasquale Baylon, Padre Alfonso Ricci

VILLARICCA. Riceviamo una lettera scritta dal parroco di San Pasquale Baylon, Padre Alfonso Ricci ed indirizzata al sindaco Gaudieri e alla sua Amministrazione, riguardo ai disagi provocati negli ultimi giorni, dalla chiusura del Corso Italia per i pini pericolanti. Il sacerdote lancia un monito affinchè si superino le lungaggini burocratiche per riqualificare, in maniera funzionale, un'arteria cittadina fondamentale e si faccia di tutto per preservarne l'importanza storica.

Villaricca, 14 novembre A.D. 2014

Aff.mo Sindaco e Amministrazione Comunale di Villaricca,

A quanto il decesso?

Ovviamente mi riferisco al decesso degli ultimi cinque pini retaggio dei tempi belli borbonici, che da quasi trecento anni hanno visto lo scorrere delle acque dell'Alveo dei Camaldoli nonché quell'alternarsi della Storia della nostra Comunità di Villaricca. Non è ancora scomparsa del tutto l'espressione «'nocpp' 'e pigne» sulla bocca dei nostri anziani che ricordano nostalgicamente la loro infanzia e fanciullezza allor quando, accompagnati dalle loro famiglie, con la “mappatella” piena delle golosità di allora, allegramente venivano qui, nella pineta del lagno, a festeggiare la Pasquetta.

Ma gli anni, anzi i secoli, volano anche per i pini, per quanto longevi e maestosi, sono soggetti alla legge comune della morte.
Io personalmente, che vivo in questi luoghi da circa 40 anni, ne ho visti cadere al suolo circa una trentina.
E noi cittadini, che abitiamo questi posti, stiamo partecipando con uguale sofferenza la loro dipartita.

E come?
Eccolo:
Siamo stati tagliati fuori dall'accesso al centro di Villaricca e le uniche vie, per chi non possiede un elicottero, ma non mi risulta che qualcuno ce l'abbia, sono:
- o per Calvizzano
- o per Qualiano
- o, e qui sono le dolenti note! Per l'unica stradella di soli 6 metri larga. Mi riferisco a Via Primavera, che dovrebbe accogliere tutto il traffico del Corso Italia, il quale, come si sa, in alcune ore del giorno, raggiunge un ingorgo insostenibile di centinai e centinaia di veicoli. Per questo è facile immaginare come, solo per passare dal Corso Italia, lungo Via Primavera e raggiungere Via Della Libertà per poi proseguire verso il centro di Villaricca, poco ci manca che bisogna portare con se o la colazione o il pranzo. Direte: e noi che possiamo farci se un pino ha deciso di andarsene all'altro mondo, minacciando o attentando alla vita di qualcuno?

Rispondo: Nulla, tranne che accelerare, in modo insistente, i passaggi burocratici, visto che anche un pino, per morire, deve sottostare alle lungaggini umane! Ma questi eventi non potrebbero spingere l'amministrazione a decidersi “una volta per sempre” a realizzare tutte quelle bretelle che il piano viario comunale prevede quale collegamento tra Corso Italia e Via della Libertà?

Se ne parla da decenni, ma oltre che sulle carte comunali a noi del posto è dato solo sognarle, quando come ora, ci troviamo ingolfati nel traffico di casa nostra. É dovuto a difficoltà economiche, a lente burocrazie o a eventuali sottrazioni di consensi elettorali?

Suvvia! Superiamoli questi ostacoli ed alleniamoci con gli altri paesi non molto lontani da noi che le strade le curano davvero prima ancora delle case! Intanto non fateci stare troppo a lungo al capezzale dei pini morenti e dateci la possibilità di poter ripercorrere di nuovo Corso Italia.

Grazie!

Padre Alfonso Ricci

Parroco di San Pasquale Baylon - Villaricca

P.s.

Da semplice cittadino, e con sentimenti forse di pura nostalgia, vorrei suggerire il ripopolamento con nuove piante o di pino o di leccio sul tratto di Corso Italia, che va dall'altezza della Chiesa San Pasquale Baylon al trivio, ove attende il suo completamento la rotonda iniziata ma non conclusa. Potrebbe essere anche il completamento di alberazione della strade che costeggia tutto l'Alveo e che attende, essa pure, di essere aperta al traffico. Così non morirebbe il detto «'ncopp' 'e pigne»! Che, ai fini della nostra storia cittadina, vale più di qualsiasi altra toponomastica. Grazie.

17/11/2014
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