MARTEDÌ , 21 novembre 2017
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IMBOSCATA AL FIGLIO DEL BOSS SCISSIONISTA DEI MALLARDO
AGGUATO A GIUGLIANO. Il corpo a terra ed il giallo del motorino scomparso
di REDAZIONE

GIUGLIANO. Un corpo a terra riverso sul fianco sinistro, poco distante un ragazzo in piedi, un motorino schiantato al suolo. Questa la scena negli attimi immediatamente seguenti l’agguato di venerdì 3 febbraio ai danni di Nello di Biase ed il guardaspalle Silvano Ciccarelli. Era il figlio del boss Michele di Biase, secondo gli inquirenti, l’obiettivo dei killer che hanno esploso oltre 20 colpi di pistola contro il 29enne ed il fido Ciccarelli.


LA SOFFIATA - I due erano in sella ad uno scooter di colore nero e si dirigevano da via San Vito verso le Palazzine Ina Casa, loro roccaforte, dove già in passato sono stati vittima di un agguato. Quella volta riuscirono a salvarsi entrando in fretta e furia nel cancello del circoletto che erano soliti frequentare. Da quel giorno Nello di Biase si muoveva solo in determinati orari e sempre scortato. Il suo gruppo anticipava le vie che doveva percorrere per assicurarsi di avere strada libera. Ma venerdì pomeriggio qualcosa è andato storto. L’agguato è stato organizzato nei minimi dettagli. Probabilmente i movimenti di Di Biase erano attenzionati da tempo.
Uno specchiettista, con molta probabilità, ha fatto da palo per l’agguato e ha dato la soffiata. Di Biase e Ciccarelli sono stati prima speronati da un’auto e poi crivellati di colpi dai killer giunti in sella ad una moto. I sicari, probabilmente, venivano da Napoli ed appartenevano ai Contini o ai Licciardi, storici alleati dei Mallardo, il cui gruppo di fuoco è stato decimato dagli arresti.

SALVO PER MIRACOLO O GRAZIATO? - Una pioggia di proiettili è caduta sul figlio del boss ed il guardaspalle. Paparella Jr è stato colpito al petto. I killer hanno scaricato tutto il caricatore, che è stato trovato sul posto mentre delle armi non c’è nessuna traccia. Non è chiaro se i killer non abbiano avuto il tempo di ‘finire’ i due obiettivi per il sopraggiungere di altre persone o perché avessero finito i colpi a disposizione o se volontarimante non abbiano voluti infliggere il colpo di grazia. Sia Di Biase che il complice hanno tentato di mettersi al riparo dalla pioggia di fuoco. Il suo corpo, infatti, è stato rinvenuto vicino ad una Fiat Panda nera parcheggiata davanti ad un bar della zona. Probabilmente il suo intento era quello di trovare rifugio nell’attività commerciale, ma non ce l’ha fatta in tempo.

LA FUGA DEI KILLER - I killer si sono dileguati velocemente. Due le vie di fuga: o hanno preso via Signorelle, strada che porta alla metro di Giugliano e poi diritti verso Melito o Secondigliano, oppure hanno proseguito per via Scarfoglio, zona Madonna delle Grazie, per immettersi sulla Circumvallazione esterna e scappare in direzione Napoli. Difficilmente avrebbero imboccato la strada delle Palazzine e via Colonne, lì avrebbero potuto essere bloccati dagli affiliati del gruppo rivale.

IL GIALLO DEL MOTORINO SCOMPARSO - Quando i carabinieri sono giunti sul posto non hanno trovato il motorino che invece si vede nella foto da noi pubblicata. Dopo accurate indagini, lo scooter è stato rinvenuto a poca distanza nelle Palazzine. Probabilmente chi l’ha spostato non voleva lasciare tracce. E’ probabile che siano state nascoste anche le armi. L’ipotesi che Di Biase e Ciccarelli fossero armati ed abbiano risposto al fuoco dei killer è concreta anche se non ancora confermata.

I TESTIMONI - Quello che è certo è che l’agguato si è consumato davanti a testimoni. Nel bar c’erano persone a prendere il caffè che hanno sentito i colpi di pistola. In strada, negli attimi seguenti all’agguato, sono transitate alcune auto che hanno assistito alla scena del corpo a terra. Nessuno, però, ha avuto il coraggio di fermarsi e soccorrere Di Biase, rimasto a terra per diversi minuti da solo prima dell’arrivo di amici e familiari. >Fino ad ora nessuno ha contattato le forze dell’ordine per raccontare l’accaduto, regna la paura e l’omertà. Gli unici indizi utili per gli inquirenti provengono, per ora, dalle immagini delle telecamere di alcuni negozi della zona di via San Vito acquisite nelle ultime ore. La speranza è che il muro di omertà venga prima o poi abbattuto.

Sulla presenza del ragazzo all'esterno del bar, siamo stati contattati dalla famiglia per chiarire la posizione. CLICCA QUI LEGGERE LE DICHIARAZIONI DEL RAGAZZO

05/02/2017
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