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«O mi prendevate voi o mi ammazzavano loro». Capoclan ammette: il fucile serviva per fare il morto
di REDAZIONE

NAPOLI. «La responsabilità di tutto è mia e voglio prendermela per intero. Non è più come una volta, quando i “guaglioni” si buttavano avanti per proteggere i “masti”». In genere quando le forze dell’ordine sequestrano armi e arrestano più di una persona, è sempre il meno alto in grado a farsi avanti per attribuirsi la responsabilità del carico e scagionare il capo del gruppo - scrive Il Roma - Ma nel caso dell’arresto di Salvatore Romano e di tre affiliati, le cose sono andate diversamente.
Senza pensarci troppo e affrontando a viso aperto la situazione, il ras soprannominato “Mull muoll” ha detto subito che il fucile trovato era suo e che sarebbe servito per un agguato di lì a poco. Era il 15 febbraio scorso e quel giorno l’operazione dei carabinieri impedì un nuovo fatto di sangue. Del resto, perché negare ciò che apparve subito chiaro? Un «semiautomatico calibro 12» non serve certo per le rapine.
Quella di Salvatore Romano non è una confessione né altro, ma secondo gli investigatori una maniera per mostrarsi ancora più carismatico verso i fedelissimi arrestati con lui. Un vero capo: il ras emergente, ritenuto il reggente del clan Mele sul territorio, infatti confermò agli investigatori che era in corso una tremenda guerra con i Marfella-Pesce e che per questo non stava dormendo a casa.
Infatti “muoll muoll" ha subito ben tre agguati negli ultimi 15 mesi. «Io so che ogni mattina, quando mi metto le scarpe ed esco di casa, so che ho due possibilità: o mi prendete voi o vengo ammazzato da loro. A causa della faida in atto non vado a dormire più a casa; infatti dormo in diversi alberghi. Perciò volevamo uccidere un esponente dei Marfella-Pesce».



20/03/2017
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