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IL CASO
La comunità islamica di Giugliano: «Frasi pericolose, Grauso chieda scusa. Così fomenta l'odio»
di Guido Pianese

GIUGLIANO. Non si placano le polemiche sul post anti Bergoglio pubblicato su Facebook dall'assessore alla Legalità ed alla Sicurezza al comune di Giugliano, Adolfo Grauso. L'immagine ritrae Gesù che punta il dito contro Papa Francesco e nella vignetta si legge: “Ti ho visto baciare i piedi agli islamici, hai paragonato il vangelo al corano e la mia parola a quella di Maometto, accogli nella casa di Pietro i nemici del cristianesimo e taci sui matrimoni omosessuali.. chi sei veramente? Fuori di qui, impostore”.

Le dichiarazioni hanno subito fatto il giro del web, suscitando la reazione di cittadini e consiglieri perchè sembrate, agli occhi di molti, "frasi razziste nei confronti di orientamenti sessuali e religiosi, e che offendono inoltre il cristianesimo e l'islam" si legge nei commenti. A replicare il post dell'assessore Grauso, dirigente della Polizia di Stato in pensione, è Nureddine Guediri, Presidente dell'associazione Culturale Islamica del Rione Marconi a Giugliano. "E' una dichiarazione pericolosa, con parole molto gravi. Io credo che l'assessore debba chiedere scusa prima al Papa, e poi a tutto il mondo religioso, sia islamico che cattolico" sottolinea il presidente islamico. "Ho avuto modo di vedere l'immagine e credo che quello del Papa sia un gesto meraviglioso, pieno d'amore. Non bisogna guardare chi ha baciato o chi è stato baciato, ma l'importanza dell'azione che dovrebbe servire ad avvicinare le religioni e non a dividerle".

Le affermazioni di Nurredine rimbombano tra le mure della moschea giuglianese, parole di delusione di chi si fa portavoce di un popolo spesso additato per episodi di terrorismo internazionale: "Non devono essere usate parole come 'nemici' soprattutto in un periodo storico di forte allarmismo come questo. E' una parola che va tolta dal dizionario. Il rischio è che si crei un precedente, quindi spero che capisca l'importanza del suo pensiero espresso in modo pubblico, perchè non è un cittadino qualunque, rappresenta l'amministrazione comunale e i cittadini giuglianesi, quindi come minimo dovrebbe chiedere scusa. Siamo umani e tutti possono sbagliare" conclude fiducioso il presidente Guediri.

Sulla stessa linea viaggia il pensiero di Suala, cittadino ghanese residente a Giugliano e assiduo frequentatore della grossa moschea di Licola Mare. Se «nessuno si impegnerà a spiegare a chi non lo conosce cosa sia davvero l’Islam, frasi come quelle pronunciate da un assessore, che io personalmente non ho letto, avranno sempre il consenso altrui». Suala, anche se la materia è a dir poco complessa, cerca di fare chiarezza su quello che professa (realmente) l’Islam, spesso finito nel mirino perché in tanti, basandosi su interpretazioni piuttosto distorte, hanno ucciso o portato violenza in nome di quella religione.

«Se tu non credi in Gesù e nella Madonna, non puoi essere un vero musulmano – dice Suala da studioso della propria religione – Vi siete mai chiesti del perché molto spesso in moschea si fa a pregare con indosso un vestito bianco? Proprio per rispettare Gesù. Stessa cosa, gli islamici rispettano la figura e quello che ha fatto Maria. Nel Corano non c’è scritto che devi uccidere nel nome di Dio. Non solo: l’Islam vieta anche ai propri fedeli di dire parolacce in pubblico. In virtù di ciò, perché mai dovrebbe accettare che si uccida nel nome della religione?» Suala punta proprio sull’interpretazione dell’Islam e del Corano nella sua disamina sul caso Grauso, oltre che sulla necessità di far comprendere i suoi precetti, cosa sulla quale si dibatte da anni soprattutto quando si affronta i del terrorismo e, soprattutto, dell’integrazione tra culture diverse.

«Ripeto, non so cosa abbia detto l’assessore perché le dichiarazioni non le ho lette, ma le guide musulmane dovrebbero maggiormente far capire cosa dice la nostra religione altrimenti frasi contro l’Islam avranno sempre il consenso. Il Corano va letto tutto alla perfezione, perché è scritto in una lingua, l’arabo, difficile da tradurre. Gli islamici sono portati a credere che la strada che li porterà al paradiso sia bianca e senza ostacoli. Se la si sporca con il sangue di chi si è ucciso, chi sta per andare in paradiso scivola giù e non lo raggiunge più».


Articolo di Guido Pianese e Antonio Sabbatino

18/04/2017
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