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CAMORRA - L'OMICIDIO DEL RAS DI MIANO
«Gesù Crì, nun è o'vero. Aizzete Carlè!» La Madre di Nappello sconvolta davanti al cadavere del figlio
di REDAZIONE

MIANO. Un film sempre uguale, al quale non ci si abitua mai ma che da decenni è entrato nella quotidianità dei napoletani. Urla di disperazione. Pianti a dirotto. Desideri di vendetta. Preghiere che quanto stiano assistendo sia solo un brutto sogno e non la tragica realtà.
I parenti dei due Carlo Nappello, zia e nipote dell’omonimo clan trucidati con decine di colpi di pistola in vico Valente a Miano, nei pressi di piazza Regina Elena, non si danno pace - scrive Il Roma - Vedono i corpi delle due vittime coperti da un telo rosa, con il loro sangue che scorre tra le strade e gocciola dal ciclomotore sul quale transitavano prima di essere raggiunti da una pioggia di fuoco, urlando tutto il loro dolore a squarcia gola. La mamma del più giovane dei due Carlo Nappello, che lei chiama “Chicchilotto’’ , ripete: «La gente non sa che cos’è la malavita, perché chi ha ucciso mio figlio non l’ha neanche affrontato faccia a faccia». E poi, rivolto al figlio come se lo sentisse: «Perché non sei tornato a casa ieri sera come ti avevo detto? Dio, dimmi che non è vero. Ora mio figlio si alzerà da lì vero?».
La donna, affranta, chiede invano agli agenti di polizia e ai carabinieri di poter vedere suo figlio per l’ultima volta, prima di venire soccorsa dai sanitaria seguito di un malore. Ma non solo con lei. Le forze dell’ordine a stento riescono a contenere la rabbia degli altri parenti dei due appartenenti del clan Nappello uccisi. Anche loro si disperano e non nascondono la voglia di vendetta.
«La devono pagare amaramente. Devono crepare soffrendo tutte le pene possibili».Immancabile in questi casi, una folla di curiosi, compresi tanti ragazzini, che assiste alla tragica scena con i corpi ancora a terra e il dolore dei parenti. Gli esercenti del posto dicono di non aver visto nulla. La paura in loro è comprensibile, visto che sono costretti a dover convivere in un territorio dove le pistole contano molto spesso più delle parole.

29/05/2017
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