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Il dopo voto a Melito, le reazioni di Caiazza e Carpentieri su risultati e ballottaggio
di Antonio Sabbatino
Lello Caiazza e Venanzio Carpentieri

MELITO. La delusione c’è, ma anche con la voglia di continuare un percorso intrapreso in questa tornata amministrative. I due candidati sindaci fermatisi al primo turno, Raffaele Caiazza di Dema e Venanzio Carpentieri del Pd, incassano la sconfitta e tentano di ridestarsi per non dilapidare quanto costruito in questi mesi. I risultati non sono stati certo lusinghieri e il candidato di Democrazia e Autonomia, il movimento di Luigi e Claudio de Magistris, e quello del Pd, segretario metropolitano uscente ed ex sindaco, ci si aspettava un esito diverso.
«Puntavamo alla vittoria. Non ci siamo riusciti – afferma Caiazza - Siamo comunque orgogliosi di aver messo su una coalizione composta interamente da persone che non hanno mai rivestito cariche istituzionali, la gran parte delle quali alla prima candidatura, senza interessi personali da tutelare. Alla prima esperienza da candidato Sindaco posso, tuttavia, dirmi molto soddisfatto della mia affermazione personale (oltre 500 voti in più rispetto alle liste. Il dato più elevato tra tutti i quattro candidati sindaco), e sono convinto che si sia creato un ottimo gruppo». Il candidato di Dema, che ha conseguito 2110 voti pari al 12,01%, poi tiene a chiarire: «L’obiettivo sarà lavorare affinché il patrimonio prezioso di energie libere, autonome e coraggiose non vada disperso e metteremo in atto una dura opposizione nei riguardi della prossima maggioranza che, indipendentemente dall’esito del ballottaggio, non potrà sicuramente rappresentarci».

La voglia di battagliare ce l’ha anche Venanzio Carpentieri, arrivato quarto con 1344 voti Il Pd, rispetto ad altre città della provincia di Napoli non ha sfondato e si è accontentato del 7,80%. Questo il suo commento: «Bisogna cogliere positivamente il fatto che il Partito Democratico sia la terza lista in assoluto in termini di voti e abbiamo superato forze che erano in campagna elettorale già da mesi. È evidente che il mancato arrivo al ballottaggio non ci lascia contenti. Ricordiamoci la doppia scissione nel partito, con la nascita di Articolo Uno prima e di Melito Democratica poi. Ciò avrebbe ammazzato chiunque ma non noi. Il risultato ottenuto ci induce a perseguire ancora su questa strada e se mi sono ricandidato è perché mi sta al cuore il Pd, a differenza di altri che hanno danneggiato il partito. Non va dimenticato come la nostra fosse una traversata nel deserto perché 36 ore prima della presentazione il Pd non doveva partecipare alle elezioni». Ora Carpentieri è l’unico rappresentate del Partito Democratico in assise. Siederà tra i banchi dell’opposizione o si dimetterà? Alla domanda, risponde così: «Lo decideremo con il gruppo. Già in passato ho ricoperto quel ruolo e non avrei nessuna difficoltà a farlo nuovamente. In ogni caso, faremo le nostre valutazioni».

13/06/2017
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