SABATO , 23 settembre 2017
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POLITICA
Marano sull'orlo del fallimento, l'appello: «Leggi speciali per i Comuni sciolti per camorra»
di Antonio Sabbatino

MARANO. Una situazione difficile. Anche più complicata di quello che s’aspettava. «E, nella relazione che nei prossimi mesi invierò al Governo nella quale si farà il punto sulle attuali condizioni dell’Ente, dirò apertamente come per i Comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche servano leggi speciali per garantire maggiori mezzi economici e umani, entrambi mancanti attualmente a Marano». Si mostra a dir poco preoccupato Antonio Reppucci, commissario straordinario dell’Ente di corso Umberto I dalla fine del 2016 dopo lo scioglimento del consiglio comunale a seguito del provvedimento del Ministero dell’Interno. La sfida «culturale» lanciata all’atto dell’insediamento, dice Reppucci, «si sta rivelando ancora più impervia perché il Comune è infiltrato dalla criminalità. C’è tanto ostruzionismo da parte di alcuni dipendenti ritenuti vicini a certi ambienti». Ma ora, a complicare ulteriormente le cose, si mettono anche alcune sentenze con le quali il Comune, già in condizioni di predissesto, sarà costretto a pagare fior fior di quattrini per risarcire privati e ripianare debiti contratti negli anni scorsi.
Ripartiamo proprio dall’aspetto economico, che ancora una volta assume connotazioni drammatiche. Perdendo alcune cause e alcuni ricorsi, l’Ente ha appreso in questi giorni di dover sborsare circa 10 milioni di euro. La fetta più grossa riguarda il debito contratto, nel periodo compreso tra il 1992 e il 2007, con la società idrica Acqua Campania che sino a due lustri fa si occupava del servizio idrico sul territorio maranese. Il debito da onorare per il Comune è di ben 8,4 milioni di euro, soldi mai corrisposti alla ditta. Una mannaia, vista l’attuale mancanza di liquidità. Un’altra cifra piuttosto consistente da pagare, anche se non paragonabile a quella per la fornitura dell’acqua, è di quella di 700.000 euro da corrispondere alla ditta Beghelli, la quale si è occupata in passato di garantire la pubblica illuminazione cittadina. Ma oltre alle società, ci sono anche i privati che ora batteranno cassa. Due esempi: il primo, è un debito di 500.000 euro per un proprietario di casa danneggiato da infiltrazioni dell’acqua presso la propria abitazione. L’altro, si riferisce al mancato pagamento da parte del Comune di 200.000 ad un privato che mise a disposizione delle strutture per accogliere famiglie in difficoltà dopo il terremoto del 1980.
Un presagio di nuove sventure per la città, queste sentenze. «Ogni 6 mesi, come da legge – aggiunge il commissario Reppucci – bisogna relazionare al Governo lo stato dell’arte per il Comune e il quadro è proibitivo, anche se comunque vado avanti. Lo dirò apertamente: per risollevare le sorti di Marano occorrono forze fresche per superare un sistema e una struttura asfittica perché formule magiche non ce ne sono. Lo Stato studi leggi speciali per i Comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità come questo consentendo di avere maggiore liquidità e di poter assumere». Proprio sulle possibili contiguità tra alcuni dipendenti comunali e la criminalità del territorio, il prefetto Antonio Reppucci ricorda: «Ho proposto un sistema di rotazione interno per evitare centri di potere. Al momento è l’unica cosa che possiamo fare perché nuove assunzioni non possono essere fatte».



23/06/2017
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