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LA STORIA
Giugliano e la via dei barbieri, la storia di via Licante
di REDAZIONE
In questa fotodel 1976,  il Maestro d'arte Nicola Masiello e il compianto amico Luigi Capocotta

GIUGLIANO. Fra le 'arti' e rinomati artigiani, forse la più nobile era ed è quella del barbiere, che in epoca non molto lontana, in assenza di rigide prescrizioni, assumeva anche il compito di cerusico ovvero esperto in medicamenti e piccole operazioni. La nostra attuale ottica e è abituata a vedere strutture sanitarie e accorgimenti igienici adeguati, nonché la presenza di personale appositamente specializzato e siamo ben lontani dall’immaginare , come in assenza di uno stato sociale e prima e lontano dall’intervento delle organizzazioni caritatevoli ospedaliere, si potessero gestire queste semplici esigenze di vita di una comunità seppure fatta di gente semplice. Il “barbiero” o “figaro” di verdiana memoria assumeva appunto la qualità e il compito dell’igienista e cerusico tuttofare e nelle botteghe attrezzate semplicemente con vari catini d’acqua (spesso unico sterilizzante se bollita) , si potevano effettuare estrazioni di denti, piccoli interventi ortopedici,e perfino interventi di asportazioni di appendici o di ernie. Ma parliamo di tempi lontani da quelli attuali di qualche secolo e io stesso posso parlarne avendolo letto sui libri di storia e di costume. L''arte e il lavoro, l'esperienza e la clientela fu un patrimonio prezioso e, tenuto conto che in molti casi queste prestazioni venivano pagate a scadenze mensili o comunque periodiche, sia le attività, che la somma di numerosi “sospesi”, passavano di generazione in generazione e il mestiere ovvero l'arte, veniva tramandata di padre in figlio. Questo spiegherebbe il fatto che la presenza esponenzialmente massiccia di botteghe di barbiere, che nel 1753 contava ben 30 botteghe di barbiere su una popolazione di circa 6.000 anime a Giugliano (cit. studi statistici e storici del dott. Antonio Pio Iannone), possa essere stata confermata già dai primi anni sessanta del secolo scorso, dove in meno di 500 metri di strada (da vico Pozzo a licante, si contavano ben 20 botteghe e le altre sparse nel restante esiguo contro urbano. Il “figaro” era poi un personaggio di unione fra i vezzi delle aristocrazie e le esigenze di immagine pubblica che in tutti i ceti sociali, mano mano si sentivano. Anche la celebrazione e la partecipazione alle feste religiose esigevano che ci si presentasse in pubblico con un aspetto diverso da quello solito dei lavoratori della campagna o dei manovali ed ecco che entrava e si confermava questa “nobile arte” che sulle sedie e nei catini, vede e vedeva i peli superflui di notabili, artigiani e semplici lavoratori.
Invero, a detta di qualche attempato rappresentante di questa rinomata categoria, la clientela non mancava mai e le attività si dovevano svolgere anche di domenica, dato che il grosso della clientela veniva da paesi limitrofi dove era difficile che ci fosse una qualche attività artigiana che potesse mantenere una clientela adeguata alla sopravvivenza fra abitazioni e centri contadini .
Si parla naturalmente di momenti storici in cui era molto difficile che l'attività lavorativa dei genitori non fosse seguita dai figli ma venne un momento in cui (secondo dopo guerra) , per motivi vari, fra cui la variazione dei rapporti sociali, dovuta a fattori vari , rese possibile scegliere” e molti scelsero di dare alle generazioni prossime, la possibilità di scegliere e cosi e fino a qualche anno fa, chi poteva e aveva un figlio adolescente, e solo allorquando questi aveva completato la scuola dell’obbligo che spesso erano le elementari, “mandava” il proprio rampollo al “mastro” (artigiano con esperienza) e, dietro compenso (da parte del genitore) , questi insegnava il “mestiere” che poteva essere di ciabattino, di sarto o di barbiere o coiffeur . Parliamo dei mestieri più rinomati e potevano dare, una volta appreso, la’aspettativa di un reddito proprio e non di lavori esecutivi come il manovale o altro, dove la mano d’opera, seppure infantile era, pur se sottopagata, comunque retribuita. Ci poteva permetterselo, dietro compenso da riconoscere all'artigiano, poteva quindi permettersi di aspirare ad un “arte” .
I motivi del successo di questi “luoghi comuni” che con le cantine si dividevano orari di intrattenimento, erano sopratutto l'esigenza di darsi un immagine di pulizia e di cura e il reperimento di attrezzi, spazi e strumenti altrimenti introvabili nelle modeste dimore della gente. semplice fu anche il fatto che il barbiere, nei tempi più recenti e cioè quelli descritti, fungeva anche da attività di mediazione, di “sanzareria” e in alcuni casi di agenzia matrimoniale .
Il barbiere, che con il cliente aveva un rapporto di confidenza, era anche emissario e portatore di messaggi e talvolta la sua presenza in una trattativa commerciale (e quando si parlava di matrimonio si parlava anche e sopratutto di patti matrimoniali), era determinante e risolutiva. Si confidava per l'appunto a chi poteva entrare nelle confidenze e nella vita di tutti i ceti sociali e che aveva la possibilità di trovare la soluzione giusta. Con un taglio e una sforbiciata , al suolo del ticchettio magistrale delle forbici e con il soffice intervento del pennello ben insaponato. Il “figaro” era ed è sempre stato un personaggio di unione fra i vezzi delle aristocrazie e le esigenze di immagine pubblica che in tutti i ceti sociali, mano mano si sentivano. Anche la celebrazione e la partecipazione alle feste religiose, per non parlare dell'esigenza di presentarsi ad un dato appuntamento (magari amoroso e ufficiale) , esigevano che ci si presentasse in pubblico con un aspetto diverso da quello solito dei lavoratori della campagna o dei manovali ed ecco che entrava e si confermava questa “nobile arte” che sulle sedie e nei catini, vede e vedeva i peli superflui di notabili, artigiani e semplici lavoratori.
Si parla in questo caso di rapporti semplici, spontanei ma essenziali e dettati dall'esigenza sociale di ruoli. Il barbiere di professione che non aveva ereditato il mestiere del padre era spesso una persona con limitate capacità motorie e quindi inadatto a mestieri di forza e di impegno fisico, era spesso un “artista” e perciò rispettato come tale e la sua arte era spesso accompagnata da altre doti che potevano essere per l'appunto canore o artistiche, di mediazione o di intelletto.
Invero, solo da pochi anni la “folla” dei barbieri che nel breve tratto indicato vedeva il fiorire di attività di tal genere, è andato via via assottigliandosi con il passaggio delle generazioni e con le scelte di non potere garantire un reddito adeguato alle generazioni successive e così, la “via dei barbieri”, come fu proposto di dare il nome all'attuale via Licante, contano solo una o due attività.


di Enzo Faiello

03/07/2017
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