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IL CASO
Il caso di Villa Venusio, il gioiello architettonico perduto nel cuore di Mugnano
di Antonio Sabbatino

MUGNANO. Un gioiello architettonico appartenente ad una storia oramai dimenticata dai più nell’inesorabile trascorrere del tempo. Le mura diroccate e pericolanti, la vegetazione selvaggia, le insegne divelte. Sono tutti esempi ineccepibili di un abbandono non supposto ma reale. Se non lo si crede, basta passarci adesso con l’auto come già fanno numerose vetture, molto spesso parcheggiate come su di un qualunque marciapiede, al di fuori del cancello d’ingresso, ovviamente sbarrato, per rendersene conto. Ciò di cui stiamo descrivendo corrisponde al nome di Villa Venusio, struttura di epoca settecentesca appartenuta ad una nobile famiglia di marchesi, i Venusio appunto, originari della città lucana di Venosa e che godettero di titoli nobiliari a Napoli, Crotone, Barletta e in altre zone dell’ancora tanto vituperato Sud Italia.
Sottoposta da ben tre vincoli da parte della Soprintendenza dei Beni Architettonici, nessuno più oramai associa la villa alla sua storicità e a quanto ha rappresentato a partire dal secolo dei Lumi. Piuttosto, si dà per scontata la sua attuale condizione di fatiscenza. Situata a pochi passi dalla piazza dedicata a Suor Maria Brando, all’incrocio di via Truvulazziello, via Luca Giordano e via Trieste, al massimo ora assurge al ruolo di punto di riferimento per raggiungere altre mete di Mugnano. In pochi sembrano veramente desiderosi di veder rinascere Villa Venusio. E forse altrettanto in pochi ne conoscono la sua reale ed importante connotazione storica dato che non sono mancati atti vandalici.


Le varie idee di rinascita si sono scontrate con le enormi cifre di cui si dovrebbe disporre e dal fatto che villa Venusio sia, sostanzialmente, in mano ai privati. Diversi anni fa infatti, gli eredi dei Venusio, già di per sè con un interesse non proprio elevato, cedettero buona parte della struttura alla facoltosa famiglia Bove, senza però che ne sia mai seguito un vero progetto di riqualificazione o riutilizzo. Si era parlato di un abbattimento di una parte adiacente all’ala principale della villa per la costruzione di nuove case. Ma sino ad ora, nisba. Gli eredi Venusio, fra le altre cose, hanno chiesto ai Bove, che non escluderebbero una nuova vendita, di continuare a far stazionare in una delle strutture adiacenti, proprio nei pressi del Truvulazziello, dove dormiva la servitù e dove c’erano i maneggi dei cavalli, le tombe degli appartenenti alla famiglia del marchese. E ciò bloccherebbe anche il piano di abbattimento del Truvulazziello e la costruzione di nuove abitazioni da parte dei Bove.
Un pantano in un altro pantano di una situazione già impantanata. Nei mesi scorsi il primo cittadino Luigi Sarnataro ha incontrato i rappresentanti della famiglia Bove per tentare un approccio che potesse portare ad avere la possibilità di sviluppare un progetto di riqualificazione. Ma lo stesso sindaco Luigi Sarnataro, non si mostra così ottimista che in tempi brevi possa muoversi qualcosa. «Quella di villa Venusio – afferma il primo cittadino – è una storia di una complessità pari al suo fascino.
Poco tempo fa abbiamo sviluppato un progetto (con un volume da realizzare ndr.) per promuovere le bellezze del nostro territorio. Mentre per il Ritiro del Carmine o l’ipogeo della scuola Filippo Illuminato c’è la possibilità di realizzare qualcosa recuperando quanto c’è, per villa Venusio il tutto è più difficile. Teniamo alla villa e abbiamo anche incontrato la famiglia che attualmente la detiene per cercare di trovare una soluzione che potesse riaprirla». Ma questo giorno appare lontano. Uno dei pochi a battersi fortemente per far tornare all’antico splendore di villa Venusio è Davide Fabris, l’archeologo membro della Società Napoletana Storia Patria il quale riuscì anni fa a far vincolare ulteriormente la struttura. Fabris è attento alle bellezze che pure ci sono a Mugnano, come ad esempio la masseria Torricelli di via Mugnano-Chiaiano vero pregio storico del territorio, sorta nel XVI Secolo, appartenne alla nobile famiglia dei Juliis-Caracciolo. «Per villa Venusio – dice – anni fa proponemmo a suo tempo diverse soluzioni che contemplava la nascita di una biblioteca comunale che avesse il nome del marchese Venusio. Ci sembra la soluzione ideala per far abbinare storicità e riqualificazione per l’intera cittadinanza. Ovviamente siamo aperti ad altre soluzioni proposte dai cittadini. Qualcuno suggeriva anche una emeroteca, un’altra buona idea».

07/08/2017
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