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IL CASO
«Gelsomina se l’è cercata e Genny era un camorrista». Il giornalista Simone Di Meo minacciato durante la presentazione del libro
di Antonio Mangione

NAPOLI. "Ma che dici, Genny era un camorrista e Annalisa Durante se l'è cercata di fare quella fine perchè faceva ammore cu chill". Queste alcune delle frasi choc pronunciate da un gruppo di venti persone che hanno obbligato il giornalista Simone di Meo ad interrompere la presentazione del libro “Gotham City” in piazza di Praia a Mare. Il giornalista-scrittore ha dovuto lasciare la piazza scortato dai carabinieri. Un gruppo di persone ha cominciato ad inveire contro di lui inneggiando alla camorra. "Mentre stavo presentando il libro è iniziato un brusio da parte di questo gruppetto. Uno di loro contestava le mie affermazioni sull'impossibilità di recuperare quei ragazzi giovanissimi che sono diventati la manovalanza 2.0 della camorra, quelli che prima ammazzano e dopo vanno a mangiarsi il panino come se nulla fosse. Mentre parlavo della difficoltà di rieducare questi baby camorristi e della necessità di chiuderli in carcere, il 'portavoce' del gruppo, il quale ha detto di essere di Melito, ha inveito contro di me alzando anche la voce", dichiara Simone Di Meo. "Fino a quel momento la situazione era sotto controllo poi quando ho fatto i nomi di vittime innocenti di camorra il clima si è surriscaldato.
Hanno infatti interrotto il dibattito con frasi del tipo «Gelsomina Verde se l’è cercata», «Genny Cesarano era camorrista» e un’altra serie di affermazioni colorite pro camorra "che ne sai del 41 bis". A quel punto l'organizzatore ha temuto che potesse accadere qualcosa, anche perchè in piazza c'erano circa 80 persone, così ha chiamato i carabinieri i quali hanno dovuto scortare lo scrittore in albergo mentre il ragazzo-portavoce del gruppo è stato fermato dalla fidanzata, preoccupata che potesse accadergli qualcosa.
Simone, dopo aver trascorso la notte in hotel, stamattina è tornato a Napoli prendendo il primo treno. "E' stato un brutto episodio, purtroppo la mentalità dei giovani baby camorristi è sempre più feroce", dichiara amareggiato. La redazione di InterNapoli si associa alla nota del del sindacato unitario giornalisti della Campania ed esprime solidarietà nei confronti del collega, da sempre impegnato in prima linea con inchieste sui clan. "È preoccupante il clima intimidatorio nel quale i cronisti sono costretti a lavorare. Sarebbe stato più opportuno allontanare quei giovani dalla piazza e mettere nelle condizioni il collega di continuare a parlare delle sue inchieste. Ci auguriamo che queste persone vengano identificate e che rendano conto delle loro minacce".

11/08/2017
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