LUNEDÌ , 20 novembre 2017
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IL DEGRADO
Bomba ecologica in un bosco di Sant'Antimo: cumuli di amianto e rifiuti edili nel polmone verde della città
di Antonio Sabbatino
discarica bosco sant'antimo capezza

SANT'ANTIMO. Uno storico polmone verde trasformatosi da tempo in un’enorme discarica a cielo aperto. L’ennesimo scempio che raccontiamo è quello al quale si assiste visitando il bosco di Capezza, enorme area di proprietà privata che si estende da via Matilde Serao sino alla parte santantimese della strada provinciale denominata via Appia. Una vera e propria bomba ecologica il bosco, nei cui meandri si trovano carcasse di auto, pneumatici, vetro, bottiglie di plastica, contenitori di olii e persino amianto. Il nefasto scenario è chiaro già dai primi metri. Materiale di risulta e scarti tessili costeggiano uno degli ingressi del bosco, sbarrato con un piccolo asse di legno che in teoria servirebbe a tenere lontani i malintenzionati che voglio sversare i rifiuti: un po’ come tentare di ripararsi dalla pioggia invernale con gli ombrellini fatti con lo stuzzichino che si trovano sui sandwich serviti alle feste di compleanno…


Ma è proseguendo all’interno del bosco che ci si rende ancora più conto di come la natura sia stata ancora una volta violentata dall’uomo. Alcuni arbusti di alberi secolari sono attorniati da pneumatici, da altro materiale tessile, vetro e parafanghi di vetture. In un vecchio deposito, forse in passato usato per tenere degli attrezzi, sono abbandonate lastre di amianto, materiale che come si sa è tossico e pericoloso. All’esterno di uno dei cancelli con lucchetto, sulla parte di via Appia, di nuovo pneumatici e altro materiale di risulta abbandonati in terra. L’altra parte del bosco di Capezza, quella dove la vegetazione è ancora più fitta, sembra avere una parvenza di normalità grazie a delle piccole barriere non così claudicanti.

Ma è solo un’illusione. Basta fare qualche altro passo, trovare l’immancabile varco aperto perché divelto e imbattersi fuori già dal perimetro boschivo in una collinetta fatta di sanitari abbandonati, materiale utilizzato per le costruzioni e tanto, tanto altro. A quanto s’apprende, ma ovviamente saremmo felici di essere smentiti oltre ad avere altre delucidazioni in merito su quelle notizie di carattere tecnico e catastale attualmente difficile da carpire, i proprietari dell’area non sarebbero così interessati ad appoggiare o seguire processi di riqualificazione del bosco. Solo piccoli interventi di pulizia, evidentemente insufficienti. Certo è che fa riflettere come a pochi passi dal bosco, siano in costruzione delle palazzine destinate ad abitazioni private.

Eppure, le proposte n on mancherebbero. Come quelle inoltrate ilo tempore dall’associazione Agorà (ma ce ne sono altri), come spiega uno dei maggiori esponenti, Giovanni Buonanno. «Qualche tempo fa – afferma – lanciammo l’idea di realizzare nel bosco di Capezza un parco urbano, magari gestito da un ente come la Città Metropolitana, creando una piccola macchia mediterranea, utilizzabile dai ragazzi delle scuole durante le lezioni di botanica. L’aspetto antropico del posto per noi non deve variare; in merito abbiamo ascoltato anche un importante agronomo. È davvero un peccato che il bosco di Capezza, che può rappresentare un fiore all’occhiello del territorio, sia abbandonato a se stesso».

24/08/2017
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