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CRONACA
Traffico di droga Marano-Spagna: alla sbarra il boss Polverino ed altri due ras di spicco del clan
di Antonio Mangione

MARANO. E' di 34 anni di carcere in totale la richiesta del pm per il boss e due esponenti di spicco del clan Polverino accusati di associazione e narcotraffico da Napoli alla Spagna. Il blitz contro la cosca di Marano e Quarto scattò nel 2013 e portò all'arresto di oltre 100 persone. Stamattina davanti alla XXIIesima sez. gip del tribunale di Napoli Nord si è tenuta la requisitoria a carico del boss Giuseppe Polverino (difeso dall'avvocato Giovanni Fariello Esposito), per il quale sono stati chiesti 6 anni di carcere; 14 anni per il ras del narcotraffico Domenico Perrella (difeso dagli avvocati Luca Gili e Stefano Sorrentino), arrestato e detenuto in Spagna; 14 anni per Agostino Vallante (difeso dall'avvocato Michele Monaco). Entro fine settembre verrà emessa la sentenza del processo che si sta svolgendo con la formula del rito Abbreviato.


Panella è ritenuto dai magistrati della Dda partenopea come uno dei referenti del clan in terra spagnola e a cui era affidato il compito di contrattare con i trafficanti internazionali l’acquisto di ingenti partite di hashish. Un compito che divideva con altri personaggi di spicco dell’organizzazione. L’operazione, che vide l'impiego di tutti i reparti dell’Arma operanti nella provincia di Napoli oltre che della Guardia Civil spagnola, fu il risultato di quasi 4 anni di indagini durante le quali i militari del Nucleo Investigativo, grazie anche alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, riuscirono a penetrare nel cuore dell’organizzazione guidata da ‘Peppe ‘o barone’. Il gruppo dopo aver consolidato il suo potere sui comuni di Marano e Quarto, oltre che sulla zona dei Camaldoli, aveva esteso la sua sfera di influenza anche all’estero e, in particolare, in Spagna territorio dove erano state istituite le cosiddette ‘paranze’ ossia dei sottogruppi cui era affidato il compito di acquistare la sostanza stupefacente per conto del clan.
Sono state proprio le attività svolte su uno di questi sottogruppi, quello guidato da Domenico Verde, oggi collaboratore di giustizia, a fornire i primi elementi sulle attività del clan in terra iberica. Indicazione che, unite alle dichiarazioni dello stesso Verde e a quelli degli altri collaboratori, in particolare, Roberto Perrone, ex capozona di Quarto, e Gaetano D’Ausilio, hanno permesso di fare luce sull’intera organizzazione. Una struttura piramidale al cui vertice vi era lui, Giuseppe Polverino, alias ’o barone. Le indagini, inoltre, hanno permesso di identificare anche i ‘corrieri’ e gli ‘staffettisti’ incaricati di trasportare la droga dalla Spagna all’Italia e, da qui, di distribuirla ai vari acquirenti ‘minori’.

11/09/2017
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