DOMENICA , 22 ottobre 2017
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IL PARTICOLARE SVELATO DAL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA
Nipote di Giacomino ucciso a Mugnano dai Di Lauro, il killer condannò a morte anche il papà
di REDAZIONE

MUGNANO. "Ammazzo lui e poi vengo a prendere pure te". Sarebbero queste le parole urlate da Antonio Mennetta quella fredda mattina del 20 novembre 2004, almeno secondo la ricostruzione di Gennaro Notturno che nelle scorse settimane ha riempito pagine e pagine di verbali. Il collaboratore di giustizia, un tempo fedele a Paolo Di Lauro e poi passato insieme alla sua famiglia con gli Scissionisti, ha aggiunto particolari infuocati sull'agguato che costò la vita a Biagio Migliaccio.
Il giovane era lontano dai cattivi giri ma aveva la colpa di essere strettamente imparentato con il boss Giacomo Migliaccio, ex luogotenente del Milionario passato poi con gli Scissionisti. La faida era appena scoppiata ed i Di Lauro dovevano rispondere agli Scissionisti che giorno dopo giorno lasciavano a terra persone vicinissime a Cosimino. Così quella mattina partì un commando alla volta di Mugnano, composto da due scooter. Su uno di questi vi era Antonio Mennetta, braccio armato dei Di Lauro.
Mennetta, una volta avuto a tiro, Biagio Migliaccio esplose diversi colpi di pistola, uccidendo il giovane sul colpo. A pochi passi da lui vi era il padre della vittima che, secondo Notturno fu gelato così dal killer: "Poi vengo da te".
Una frase figlia della spavalderia e della voglia di tenersi ciò che gli Scissionisti volevano togliere ai Di Lauro: le piazze di droga.


Oggi Antonio Mennetta sta scontando due ergastoli ma negli ultimi anni aveva avuto, a causa delle lentezze della giustizia italiana (decorrenza dei termini di custodia cautelare), la possibilità di tornare in libertà e fare la guerra agli ex alleati degli Abete-Abbinante-Notturno-Aprea.
Nel 2005 Mennetta venne arrestato con l’accusa di aver firmato l'agguato Migliaccio e condannato il 27 aprile del 2007 fu condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo come chiedeva la procura.
Un anno dopo i giudici della quarta sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ribaltarono il verdetto e stabilirono l’assoluzione dell’imputato restituendogli la libertà. La procura generale impugnò la sentenza e propose ricorso per Cassazione. Il 20 luglio del 2009 la Corte Suprema si pronunciò sul caso e annullò la valutazione di secondo grado disponendo la celebrazione di un nuovo processo d’Appello. Mennetta riuscì così ad agire indisturbato sino a quando nel 2013 non è tornato in prigione per via di nuove accuse di camorra e di omicidio non tornò in carcere per poi essere condannato all’ergastolo, per la morte di Antonello Faiello e Fortunato Scognamiglio.

03/10/2017
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