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L'INCHIESTA
Il pentito Pirozzi: «Il garage dei Mallardo in mano ai Liccardo, tutto in mano a Paolo perchè era serio ed affidabile»
di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Emergono scenari inquietanti dall'ordinanza sul blitz del riciclaggio di soldi del clan Mallardo in Toscana. In un interrogatorio del giugn 2013 il pentito Pirozzi individua in Paolo Liccardo (imprenditore classe '74) nipote di Antimo dipendente comunale, il soggetto che curava la contabilità dei lavori e dei guadagni delle opere e delle attività finanziate con il denaro del clan, Inoltre - secondo Pirozzi - Antimo Liccardo, cognato del boss, si avvaleva nella gestione dei soldi della cosca anche di Paolo Liccardo, attuale consigliere comunale, finito anche lui sotto inchiesta per interposizione fittizia di beni. In particolare viene contestata al commercialista Liccardo la partecipazione alla società Prestige Immobiliare, sequestrata dalla DDA. Le indagini sono suffragate, oltre che da dichiarazioni dei pentiti, anche da intercettazioni ambientali.
"Ho assistito personalmente a diverse discussioni tra Paolo Liccardo ('74) e suo zio Antimo il quale non solo dava consigli ma era parte attiva nella gestione dell'attività per salvaguardare gli interessi di Ciccio e Peppe Mallardo", dice Pirozzi che ricorda il caso di un garage a pagamento del Vomero di proprietà di fatto dei Carlantonio ma che era stato dato in gestione a Paolo Liccardo da Antimo Liccardo. "Paolo Liccardo a sua volta lo aveva affidato in gestione al fratello della moglie ma vi furono discussioni perchè non tornarono i conti ed allora Antimo decise di estromettere Paolo ('74) e affidò tutto


al cugino omonimo titolare della Prestige Immobiliare. Al riguardo Antimo Liccardo - continua Pirozzi - mi disse che in più occasioni avrebbe affidato le operazioni svolte per conto dei cognati Peppe e Giuseppe Mallardo, sia quelle in Toscana che nel napoletano, a Paolo Liccardo detto 'o Pippone (soprannome), dottore commercialista, in quanto ritenuto più serio ed affidabile. Fu proprio Paolo Liccardo a riferirmi nei dettagli di questa vicenda quando lo incontrai nel 2011 fuori al bar Pigro. Nell'occasione mi disse che stava aspettando lo zio Antimo per discutere di diversi interessi in comune e mi specificò che proprio allora stavano investendo di nuovo in Toscana come dieci anni fa", ricorda il pentito, il quale ricorda che Paolo Liccardo gli disse: "quando mio zio si mette in testa una cosa la vuole fare per forza...gli agganci ci sono sempre e che dovrebbe andare tutto bene come in passato...". Naturalmente si tratta dichiarazioni che dovranno essere suffragate ed accertate in sede giudiziaria.

08/11/2017
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