SABATO , 18 novembre 2017
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CRONACA
Mallardo-Di Biase-De Simone: l'accordo saltato per il pizzo a Giugliano alla base dello scontro tra i gruppi
di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Tutto è iniziato nel 2014, quando i vertici del clan Mallardo finirono in galera. Da quel momento, approfittando del vuoto di potere, il gruppo delle Palazzine, che fino ad allora era rimasto ai margini, decise di contravvenire all'ordine del boss Ciccio Mallardo ed iniziò a vendere stupefacenti sul territorio. A coalizzarsi nel nuovo business furono diverse famiglie: i Di Biase, guidati dal boss Michele detto Paparella, il figlio Aniello, Gennaro Catuogno detto 'o scioiattolo, i d'Alterio alias Piripicci, i De Simone, i Marano e gli Smarrazzo. Questo il nucleo del nuovo gruppo criminale che attraverso la vendita della droga ed estorsioni si è fatto largo dal 2014 ad oggi, stringendo prima un accordo con il gruppo storico dei Mallardo con cui poi è andato in contrasto scatenando una faida che ha portato ad agguati, epurazioni ed omicidi. Il primo a cadere fu proprio Michele De Biase, sparito nell'ottobre del 2015.
La sua auto fu ritrovata nel quartiere Vasto a Napoli macchiata di sangue. Ancora oggi non c'è nessuna traccia del suo corpo. Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di fatti di sangue, intervallati da un patto di non belligeranza tra le opposte fazioni durato ben poco. I tre gruppi si misero d'accordo per dividersi le attività estorsive sul territorio, fare cassa comune e dividersi i profitti. "I Mallardo aveva tollerato l'attività del gruppo delle palazzine - scrivono i magistrati - ma ne corso del tempo si erano intensificati i contrasti per la gestione delle attività illecite e per la spartizione dei relativi proventi, frizioni che poi hanno portato alla lunga scia di sangue a partire dagli agguati a Michele di Biase, il figlio Aniello e a Catuogno". Questi episodi delittuosi sono inquadrati dai magistrati della DDA come una vera e propria epurazione interna voluta dai vecchi boss per due motivi: sia perchè avevano violato l'ordine di spacciare a Giugliano sia perchè il boss Ciccio pare avesse paura che Michele Di Biase potesse acquisire più potere e scalzarlo nella leadership sul territorio.


Come detto in precedenza c'è stato però un momento di patto di non belligeranza tra le opposte fazioni, tant'è che decisero in un summit di accordarsi per effettuare le estorsioni sul territorio e spartirsi i soldi. La circostanza viene confermata dalle intercettazioni ambientali effettuate a casa di Catuogno nel novembre del 2015, quando ci fu un summit a cui parteciparono anche Aniello Di Biase, Francesco Di Nardo e Domenico Marano detto Scoccò. "Ha detto che devono capire che sono tre di loro..3 quote (in riferimento ai tre gruppi Mallardo, Di Biase e De Simone-Marano, ndr)..che poi al momento opportuno ci uniamo e andiamo avanti...poi ognuno si prende la sua quota", disse Di Nardo. In riferimento all'estorsione ad un commerciante di Giugliano, Nello di Biase commenta parlando con Catuogno: "Ha detto se pure la facciamo noi è la stessa cosa, è come se l'avessi fatta tu..ha detto di non preoccupare..." in riferimento alle parole pronunciate da un affiliato dei Mallardo che starebbero a dimostrare il tacito accordo per le estorsioni sul territorio. Patto che è durato pochissimo e che ha portato allo scoppio della sanguinosa faida in corso ancora oggi.

10/11/2017
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