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Tennis, gli azzurri protagonisti della stagione 2018
di REDAZIONE
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INTERNAPOLI. Terminata ufficialmente la stagione internazionale del tennis maschile con la vittoria di Grigor Dimitrov alle Atp Finals, è il momento dei bilanci per i nostri portacolori. In una stagione in cui non sono mancati i buoni risultati, è stato ancora Fabio Fognini a chiudere da numero 1 azzurro. Dietro di lui un Paolo Lorenzi in grande spolvero fino agli US Open e le nuove speranze Berrettini e Quinzi. Saranno ancora loro i protagonisti nel 2018?


Paolo Lorenzi può essere paragonato al buon vino che migliora col tempo. Dopo un 2016 chiuso al numero 40 del mondo, il 36enne toscano ha raggiunto quest'anno il miglior risultato negli Slam: gli ottavi di finale agli US Open. Ma non solo. Il 2017 è stato anche l'anno del best ranking (numero 33 ATP), delle finali di Quito e Umago e della vittoria nel Challenger di Caltanisetta. Il bilancio parla di 30 vittorie e 36 sconfitte: 9 successi e 20 sconfitte sul cemento, 20 vittorie e 13 sconfitte sulla terra rossa e una vittoria con 3 sconfitte sull'erba. Uno score reso peggiore dai sette stop al primo turno seguiti agli US Open, arrivati a seguito di un calo di forma fisica evidente. L'obiettivo per il 2018 è quello di tornare sui livelli dei primi sei mesi del 2017, magari focalizzando l'attenzione sugli appuntamenti più importanti.

Rispetto al 2016, il ranking ATP di Fabio Fognini è migliorato: quest'anno il ligure chiuderà in ventisettesima posizione una stagione che l'ha visto buon protagonista sulla terra rossa, da sempre superficie prediletta, e impreziosita dalla vittoria nel torneo di Gstaad. Una vittoria che ha confermato i pronostici di BetStars che lo indicavano tra i favoriti della vigilia e arrivata ai danni di Bautista Agut, uno degli avversari più temibili sulla terra. Il successo svizzero non è stato l'unico buon risultato: tra le migliori prove vanno ricordati il terzo turno a Indian Wells, la semifinale a Miami battendo Nishikori, il terzo turno al Foro Italico con vittoria su Murray e la finale di San Pietroburgo persa con Dzumhur. Fabio è mancato però negli Slam. Nonostante il terzo turno a Parigi e Londra e il secondo turno di Melbourne, è proprio nei Major che il ligure poteva fare meglio, con la sconfitta all'esordio negli US Open. Passato il momento difficile, Fognini si è ripreso bene e la recente semifinale a Stoccolma ne è una conferma. La speranza di tutto il tennis italiano è che il ligure mantenga la concentrazione per tutto l'arco del 2018 e che riesca a mettere a frutto un talento da top ten.

Le aspettative più grandi per il nostro tennis sono riposte in due giovani, entrambi classe 1996. Stiamo parlando di Matteo Berrettini e Gianluigi Quinzi. Berrettini, attualmente numero 123 ATP è un giocatore atipico per gli standard italiani. Alto 194 cm e molto forte fisicamente, il romano si fa apprezzare soprattutto per servizio e dritto. Due colpi che gli hanno permesso in questa stagione di ottenere due finali, nei Challenger di Istanbul e Portoroz e di piazzarsi in vetta alla graduatoria dei Next Gen Italiani. Un ragazzo con molti margini di miglioramento, sopratutto nel rovescio, ma con una maturità tattica non comune per l'età e una solidità mentale degna dei migliori professionisti.

La storia di Gianluigi Quinzi meriterebbe un capitolo a sé. Campione juniores di Wimbledon , il tennista ha pagato lo scotto del passaggio al professionismo e oggi è numero 306 al mondo. Troppe le aspettative e troppo pesante l'etichetta di salvatore del tennis italiano. Dopo anni caratterizzati da continui cambi di allenatore, Quinzi sembra aver trovato in questa stagione la stabilità con coach Fabio Gorietti. I miglioramenti iniziano a intravedersi, arricchiti da buoni risultati nei Challenger e impreziositi dalla vittoria nel torneo di qualificazione alle ATP Next Gen Finals. Nell'appuntamento milanese Quinzi ha chiuso il girone a 0 punti, ma ha mostrato sprazzi di buon tennis contro avversati quotati come Shapovalov, Chung e Rublev. Un atteggiamento combattivo che ha convinto tutti e che, se unito ai necessari miglioramenti da fare nel dritto e nel servizio, potrebbe portare l'italiano a ridosso come minimo dei 200 nel 2018.

01/12/2017
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