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LA CRISI IN MAGGIORANZA
Sant'Antimo. Caso Treviglio e Pedata, la maggioranza al fianco di Russo: «Sono stati politicamente scorretti»
di Antonio Sabbatino

Sant'Antimo. La maggioranza di centrosinistra, seppur ora ridotta in consiglio comunale passando a 14 a elementi (sindaco e presidente del consiglio compreso), andrà avanti nell’attuazione del programma di governo. È quanto ribadiscono gli esponenti della coalizione a sostegno del sindaco Aurelio Russo dopo lo scossone dovuto al polemico passaggio in minoranza dei due consiglieri della civica Cittadini per Sant’Antimo Innocenzo Treviglio e Ferdinando Pedata e il ritiro delle deleghe alle Pari Opportunità, Politiche Sociali, Fasce Deboli e Immigrazione all’assessore di riferimento della lista Francesco Esempio (che per il momento non rilascia dichiarazioni benché contattato dalla nostra redazione). Intanto i due transfughi, che nel consiglio comunale dello scorso 2 gennaio avevano abbandonato l’aula non votando le variazioni di bilancio e di fatto preannunciando quanto poi accaduto nelle scorse ore, vengono messi sott’accusa dai gruppi di maggioranza per il modo con il quale sono passati all’opposizione. Non solo: il sindaco Aurelio Russo, suo figlio Domenico Antonio Antimo e il presidente del consiglio comunale Salvatore Castiglione, tirati in ballo da Treviglio e Pedata in un duro documento a chiarimento della scelta di abbandonare lo schieramento di centrosinistra, annunciano nei loro confronti tre diverse querele a tutela della propria immagine.


Per Raffaele Ronga della Cdu, «non si può essere opposizione in maggioranza; gli esponenti di Cittadini Per Sant’Antimo sono stati politicamente scorretti. Quando si va in consiglio comunale, bisogna dimostrare unità e remare tutti nella stessa direzione». Ronga confessa anche di «non aver compreso ancora bene i motivi che hanno indotto Treviglio e Pedata a lasciare la coalizione. Spero di incontrarli presto e chiarirmi le idee».
Ma dopo lo strappo di Cittadini per Sant’Antimo, la maggioranza farà una verifica sulla propria tenuta? Ad escluderlo, almeno al momento, è il capogruppo del Partito Democratico Domenico Carlea. «Il 2 gennaio in consiglio comunale – afferma l’esponente democrat – già c’è stata una sorta di verifica di maggioranza con i due esponenti di Cittadini per Sant’Antimo che si sono chiamati fuori. Avevamo sperato in una scelta meno traumatica e, soprattutto, auspicavamo che ci fosse una conferma del patto politico sottoscritto in occasione delle elezioni poi vinte un anno fa. In ogni caso, la maggioranza andrà avanti e forse ora sarà anche più coesa». Per il primo cittadino, la scelta di Pedata e Treviglio di andarsene potrebbe essere legata anche all’ipotesi che i due, provenienti dal mondo moderato, possano essere in qualche modo in campo alle imminenti elezioni politiche del 4 marzo e tirare la volata a qualche candidato del territorio al Parlamento. Ma su questo, conferme non ce ne sono. «Sicuramente – aggiunge il capogruppo Carlea – il quadro politico non lascia indifferenti e sapevamo come non tutti quelli eletti con la maggioranza culturalmente sono di centrosinistra. Ma bisognava portare avanti tutti insieme un programma di governo in 5 anni».

Particolarmente dura anche la reazione di Salvatore Castiglione. Il presidente del consiglio comunale viene accusato da Cittadini per Sant’Antimo di aver prodotto «un salasso per i cittadini» quando ricoprì per un anno e mezzo il ruolo di assessore all’igiene urbana della prima giunta di centrodestra di Francesco Piemonte. «Querelerò Pedata e Treviglio. Sono 7 anni che non mi occupo più di rifiuti e nel periodo in cui ero assessore al ramo ci furono buoni risultati dal punto di vista ambientale. Dalla maggioranza non abbiamo mai cacciato nessuno, sono stati loro ad andarsene. Il 2 gennaio, i consiglieri di Cittadini per Sant’Antimo, su un provvedimento importante che l’aula era chiamata a votare, sono usciti dai banchi del consiglio comunale per sedersi tra il pubblico. Una cosa squallida». Dalla civica, rincara la dose Salvatore Castiglione, «non è giunta mai una proposta nelle sedi politiche opportune mentre, al contrario, si parlava nei bar o altrove».

10/01/2018
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