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LA REPLICA
Gay discriminato al Cotugno di Napoli, parla il medico: «Non ho mai offeso qualcuno per la sua omosessualità»
di Antonio Sabbatino
Il caso di presunta discriminazione

NAPOLI. Non c’è stata «alcuna offesa da parte mia e non ho mai definito, in alcun modo, l’omosessualità. Quando avevo consigliato al paziente in cura di astenersi per un periodo dalle pratiche sessuali vista l’operazione appena subita, e peraltro riuscita perfettamente, lui mi ha chiesto “ma perché è cattolico?’’, a quel punto io ho risposto, forse un po’ stizzito per la domanda postami ma senza voler dare giudizi: “Che c’azzecca?’’» Il chirurgo dell’ospedale Cotugno, accusato da un 37enne gay di aver «bullizzato» quest’ultimo per il suo orientamento sessuale riferendosi alla patologia da curare, con la vicenda resa nota nelle scorse ora dall’Arcigay, si difende dalle accuse.


Il medico, al quale verrà garantito l’anonimato per ragioni di opportunità, non ci sta a passare come una persona omofoba ed intollerante. Ed anzi, in relazione all’accaduto, precisa: «Nel corso degli anni, per problemi simili a quelli al paziente» che ha reso pubblico il colloquio e si è sentito denigrato, «bullizzatoGay discriminato al Cotugno, parla il medico: «Mai offeso nessuno, ecco cosa ho dettoappunto, «ho operato molte persone sieropositive, immigrati e anche omosessuali per problemi simili. Non c’era alcun motivo di fare una distinzione proprio in questo caso. A quale scopo avrei dovuto farlo?» Il chirurgo, poi, aggiunge: «In riferimento all’astinenza sessuale del paziente, il sottoscritto ha fornito soltanto il parere di un medico esperto di operazioni come quelle subite dal paziente in cura. Mi dispiace per l’accaduto, anche perché con questa persona si era creato un rapporto di fiducia, tanto che la madre è sempre stata affezionata a me. Comunque, non avrei difficoltà ad incontrarlo. Ma, ripeto, non ho mai giudicato l’orientamento sessuale né suo né di altri. Io – la chiosa - mi sono formato al Moscati e ho lavorato per anni all’ospedale “Gli Incurabili’’ dove una lapide del 1870 ricorda come bisogna accogliere e curare tutti. E, parlando dell’omosessualità, da cattolico, faccio mia la frase di Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare’’ ?».

12/01/2018
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