GIOVEDÌ , 18 gennaio 2018
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LA TESTIMONIANZA
Aggressione del branco a Chiaiano, la parole choc del cugino di Gaetano: «Nessuno ci ha aiutato. C'è troppa indifferenza»
di Antonio Sabbatino
Il racconto di uno dei presenti

NAPOLI. Durante l’aggressione, «nessuno ci ha aiutati: né chi era ad aspettare il bus come noi né il personale della metropolitana che ha soltanto aperto i tornelli per permettere a Gaetano di rifugiarsi senza però chiamare neanche le forze dell’ordine o i soccorsi». È rammaricato Francesco (il nome è di fantasia), uno dei due cugini presenti al momento dell’aggressione del 15enne di Melito ancora ricoverato all’ospedale San Giuliano di Giugliano dopo l’operazione di asportazione della milza.
Il ragazzino, cresciuto con Gaetano, racconta nei particolari cosa è successo venerdì pomeriggio nei pressi della stazione di Chiaiano in via Santa Maria a Cubito. E quanto dice è doppiamente agghiacciante: sia per la violenza immotivata del branco che per l’indifferenza dei tanti presenti in quel momento dinanzi la metro. «Eravamo appena scesi dalla stazione della metropolitana a Chiaiano – afferma Francesco – e ci siamo spostati dinanzi la vicina fermata del bus per attendere il 366 che c’avrebbe portato a Qualiano da alcuni nostri amici. Ad un certo punto, due ragazzini si sono avvicinati chiedendoci quale era il posto da cui venivamo e subito dopo hanno spintonato Gaetano facendolo cadere a terra. Io e l’altro nostro cugino che era con noi ci siamo mossi per difendere Gaetano dagli aggressori, cos’altro avremmo potuto fare? Poco dopo si sono avvicinati altri ragazzi, erano almeno una decina in tutto, e avevano un fare minaccioso anche nei nostri confronti. Per permettere a Gaetano di alzarsi e di ripararsi nella stazione della metropolitana - prosegue il racconto dell’adolescente – noi altri due siamo corsi in direzioni opposte ed eravamo inseguiti ognuno da almeno 5 ragazzini. Dopodichè abbiamo chiesto aiuto ad un bar nelle vicinanze ed i gestori ci hanno dato soccorso».


Il prosieguo, dà ancora di più il senso del grave fenomeno baby gang di cui oramai si parla da tanto tempo a Napoli e non solo: «Mentre gli aggressori andavano via, chi a piedi e chi sui motorini, ci hanno gridato: “V’accirimm’’!». E Gaetano? «Mio cugino nel frattempo era all’interno della metro dolorante al petto e ad una mano. Ma nessuno ha chiamato aiuto o i soccorsi, nemmeno il personale nel gabbiotto. Siamo stati noi a chiamare i carabinieri». Francesco non riesce a farsi capace dell’indifferenza dei presenti. «Nessuno ci ha aiutati: né chi era ad aspettare il bus come noi né il personale della metropolitana che ha soltanto aperto i tornelli per permettere a Gaetano di rifugiarsi senza però chiamare le forze dell’ordine o farlo entrare nella garitta. Ma mi chiedo: chi si trova lì a lavorare, è pagato soltanto per vedere i monitor o per garantire la sicurezza? Addirittura ci hanno detto che dovevamo essere noi a chiamare i soccorsi, come poi fatto». Nelle fasi immediatamente successive aggiunge Francesco, ricordando quanto già emerso sul trasferimento in ospedale di Gaetano, «un nostro amico che era lì con suo padre ci ha riaccompagnato a casa. Gaetano era bianco ma aveva un colorito rosso sotto agli occhi e si vedeva la sua sofferenza. Allora lo zio lo ha accompagnato all’ospedale, dove poi è stato operato». Francesco, come il terzo cugino, è costantemente in contatto con Gaetano, in via di ripresa ma la cui prognosi resta riservata secondo l’ultimo bollettino medico diramato alle 12 di quest’oggi. «Gaetano non vuole parlare di questa vicenda, la vuole dimenticare. Ma non mi riesco a spiegare questa violenza immotivata nei confronti di ragazzi come noi che mai hanno fatto risse o minacciato nessuno. E non riesco a capire neanche l’indifferenza della gente. Se uno è in pericolo che fai, non lo aiuti? Eppure, ad aspettare il pulmann c’erano oltre 50 persone. Io non ho paura, ma vorrei che la zona della metropolitana fosse più controllata. So che le autorità si stanno attivando per questo e spero che ciò accada realmente presto».
Infine, sugli aggressori, 4 dei quali denunciati a piede libero e che si sono difesi durante l’interrogatorio affermando di essere stati a loro volta aggrediti: «Io non so chi siano – ammette Francesco - forse qualcuno di loro li abbiamo per caso incrociati e forse bazzicano nella zona della villetta di Chiaiano. Ma con loro non ci sono mai stati contatti e non è vero per niente che li abbiamo aggrediti noi. Sono stati loro ad accerchiarci e spintonare Gaetano. Non è possibile, comunque, che accadano cose del genere senza un perchè».

14/01/2018
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