Rifiuti, stop alle ecoballe: crisi più vicina

Arrivano, non arrivano… in attesa dei camion carichi di ecoballe la gente di Taverna del Re si conta e si riconta un po’ angosciata, guardandosi in faccia sotto il gazebo senza sprecar parole al vento, mentre cala la sera qui al presidio e la stanchezza si fa sentire e il cattivo odore si insinua nelle narici, come un raffreddore che sa di liquami e traballante coscienza. Una cinquantina di anime. O poco più. Con il sindaco di Giugliano. Qualche assessore. L’attore Lino Barbieri. Legambiente. E i mass media. E tutti gli altri? E gli abitanti dei grossi centri intorno all’area su cui insiste il sito? «Assenti. Indifferenti. Apatici. Insomma, non se ne importano niente di morire avvelenati», denuncia Teresa Vitale, esponente dei comitati. Arrivano, non arrivano. Ma i camion ancora non si vedono. Si diffonde la voce di un sopralluogo dei tecnici del commissariato: è iniziato, no sta per iniziare. Vogliono verificare se davvero il percolato trabocca e rende l’aria irrespirabile. Prima, intorno alle ore 14, a imprimere una sterzata alla vicenda del sito di stoccaggio (giunta al quinto giorno) ci aveva pensato il sindaco di Giugliano, Francesco Taglialatela, con un’ordinanza che recepisce le indicazioni della Asl 2 sancite al termine di un sopralluogo effettuato in mattinata. Che dice l’ordinanza? Che è arrivato il momento di tutelare la salute della comunità. Che intende in tal senso applicare la sollecitazione avanzata dalla Asl affinchè si interrompa subito l’arrivo di nuove ecoballe all’interno del sito. Per quali motivi? Perchè prima bisogna mettere in sicurezza tutte le ecoballe (circa trecentomila) che allo stato risultano prive di copertura e quindi emanano cattivo odore. Non solo. L’Asl ha anche fatto sapere che – prima di far entrare nuove balle – le acque piovane nel sito vengano adeguatamente regimentate e il percolato venga smaltito secondo la normativa vigente. Dice Antonella Di Nardo, esponente dei comitati di protesta: «Andate nel sito, andate a vedere di persona lo scempio. Vedrete branchi di cani randagi che si sfamano fra i rifiuti. E in cielo i gabbiani che volano bassi, pronti a ghermire pranzetti appetitosi». Ore 14.30: la polizia fa cordone per impedire che la gente si avvicini ulteriormente al sito. Ma gli agenti sono pochi. E con poca voglia di fare i duri. Stamattina, quando hanno dovuto spostare chi protestava per far transitare una ventina di camion, uno di loro ha addirittura pianto. In segno di solidarietà. E di dispiacere. Racconta Giulia, residente a Licola, madre di due figli, che è qui a protestare: «Avevo un forte dolor di testa, un poliziotto mi ha offerto un Aulin. Gli ho detto grazie». Storie da presidio, quando i ruoli si attenuano e a volte si intrecciano fino a confondersi nel comune buon senso. C’è chi ha scritto al presidente Napolitano, chi propone di far celebrare domenica una messa davanti al sito. La squadra di basket giocherà col lutto al braccio. Il vescovo di Aversa, monsignor Mario Milano, celebrando al cimitero la liturgia per i defunti, esprime chiara e forte la sua solidarietà a chi sta manifestando: «Il Signore – invoca il prelato – illumini quanti hanno il compito di dare soluzione a questa crisi». Ore 14.45, dal sito escono i camion che erano entrati in mattinata per scaricare le balle. La gente applaude. Una delegazione annuncia che andrà in prefettura. Più tardi, quando ormai il tramonto è consumato e l’aria sporca diventa anche gelida, si sparge la voce del sopralluogo dei tecnici. E i camion? Arrivano, non arrivano. Nel frattempo, ancora non si vedono. E un’altra notte si spalanca ostile davanti agli occhi dei cinquanta irriducibili. Che proprio non ci stanno a consentire che l’immondizia comandi a bacchetta le loro già provate esistenze. Il presidente della commissione ambiente del senato, Tommaso Sodano, chiede intanto al prefetto di indagare sul ruolo della Fibe nel campo dei rifiuti. In campagna, invece, accanto alle ecoballe, la distesa di fragoline si dilata lunghissima fino ai piedi della piramide. L’aria è puzzolente. Dall’altro lato, i cavoli crescono a migliaia, allineati come soldatini nell’aria fetida che sa di carogne e gas mefitici. Ogni folata di vento è un pugno allo stomaco. Violento. Funereo. Eccoci in passeggiata. Benvenuti nel sito di stoccaggio più grande d’Europa. Quattro milioni e mezzo di metri quadri. Qui potrebbe atterrare un Concorde. Un orrore a cielo aperto. In questi campi si producevano tre raccolti all’anno. Coltivazioni d’eccellenza. E nasceva frutta e verdura che tutti sui mercati invidiavano. Non a caso si chiama ancora Taverna del Re. Anche se adesso comandano quelle piramidi. E l’immondizia su tutto predomina. L’odore è nauseante. Specie se ci si mette di spalle e si guarda in direzione del mare. Ha il sapore di un dolciastro da vomito, che costringe al non respiro. Ecco, qui lungo la stradina di campagna, il cadavere di un maiale, forse morto di malattia e abbandonato come un sacco vuoto. Peserà più di un quintale, è riverso su un fianco. Sembra che dorma.



L’incubo di Pansa: entro 48 ore il caos




Quarantotto ore di tempo. Poi, se non intervengono novità, la città di Napoli e vaste aree della Campania finiranno di nuovo in emergenza rifiuti. Per il prefetto Pansa, commissario straordinario, una giornata a dir poco convulsa, consumata in gran parte all’interno del suo ufficio in piazza del Plebiscito, riflettendo sul che fare e in attesa che i tecnici del commissariato, spediti di corsa sul sito di Taverna del Re dopo aver letto l’ordinanza del sindaco di Giugliano, tornassero a relazionare su quanto avevano verificato. Nella mente del prefetto, mille pensieri e congetture. Il problema non è tanto la mancanza dei teloni su ampi superfici di ecoballe, cui peraltro il commissariato sta da giorni provvedendo. Il vero nodo, quello che preoccupa e desta allarme, è la presenza di percolato denunciata dalla Asl 2 nella propria relazione. A che cosa si deve tale presenza? È quanto si chiede il prefetto-commissario e quanto appunto ha chiesto ai suoi tecnici di accertare. Insomma: è un percolato dovuto alle forti piogge dei giorni scorsi, quindi una presenza da ritenere episodica? Oppure c’è qualcosa di strutturale che funziona male sulle piattaforme costruite nel sito e dunque quel percolato è da ritenersi fenomeno per nulla occasionale? Tocca al commissario straordinario per i rifiuti dipanare l’ingarbugliata matassa. Giornata convulsa. E crisi alle porte. Con il trascorrere delle ore, da palazzo di prefettura trapelano voci e indiscrezioni. La prima: nessuno mai ha promesso la chiusura di Taverna del Re per l’ormai trascorso 31 ottobre. È vero invece che c’è l’impegno di indicare entro il 5 novembre, cioè dopodomani, una data di chiusura del sito di Villa Literno. Data che non si protrarrà oltre la fine di dicembre. La seconda: finora, nonostante le ripetute sollecitazioni del prefetto-commissario straordinario, nessuna delle amministrazioni provinciali della Campania ha sentito il dovere di indicare praticabili siti di stoccaggio all’interno dei rispettivi territori. Un’omissione, questa, considerata assai grave, perchè – secondo la prefettura – rende orfani di vere alternative gli attuali siti, compreso Taverna del Re. Ma l’impasse più grave è dato dal fatto che, in conseguenza della protesta in atto, negli ultimi giorni è stato inevitabile diminuire drasticamente il numero di ecoballe scaricate nel sito. Ciò vuol dire che per vaste zone della regione e soprattutto per la città di Napoli «entro quarantotto ore si potrebbe di nuovo finire in piena, drammatica emergenza». Insomma, se si ferma lo stoccaggio si fermerà anche il lavoro negli impianti cdr e, di conseguenza, la raccolta di rifiuti nelle strade di Napoli e della Campania. L’allarme è incombente. E già nel Vesuviano si delineano forti segnali di disagio. A Ercolano il sindaco Nino Daniele ha denunciato tonnellate di rifiuti accumulati in centro, spesso davanti ai ristoranti frequentati dai turisti. Difficoltà anche a Quarto, dove il sindaco Secone ha vietato il mercatino settimanale. E ha annunciato la probabile chiusura delle scuole.

ENYO CIACCIO – IL MATTINO 3 NOVEMBRE 200