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mercoledì, Giugno 19, 2024
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Camorra bipartisan in provincia di Napoli, tremano anche i vertici Pd

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Voto di scambio aggravato dall’art. 7, corruzione, concorso e omissione in atti d’ufficio: questi i reati contestati a vario titolo ai 15 indagati da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. I fatti risalgono alle ultime amministrative quando, secondo gli investigatori, il clan Ferone avrebbe “influenzato” col suo appoggio entrambi gli schieramenti in corsa. Coinvolti il primo cittadino Lorenza Orefice, lo sfidante al ballottaggio Salvatore Silvestri, il comandante della Polizia locale, il nipote del boss Ernesto Ferone (Salvatore) e 13 tra consiglieri e candidati alle scorse elezioni municipali. Nel frattempo oggi è decaduta la nomina a scavalco al comune di Afragola del colonnello Antonio Piricelli. E mentre la città si divide tra innocentisti e giustizialisti ecco che emergono indiscrezioni. L’intera inchiesta sarebbe partita da un omicidio di camorra. Secondo le indagini della Dda tutto ha inizio il 24 aprile 2015 quando in un bar di Casavatore vengono uccisi Ciro Cortese e Aldo Pezone, ritenuti legati al gruppo camorristico dei Vanella-Grassi. cortese aveva in tasca un bigliettino con il nome di un candidato, Mauro Ramaglia, e con l’annotazione accanto di una cifra, 2000. Dalle intercettazioni telefoniche sull’utenza di Ramaglia e di alcuni suoi familiari è venuta alla luce una intensa e generalizzata attività di ”compravendita” di voti acquistati con buoni pasto, o con 50 euro a testa o ancora con posti di lavoro. Un quadro sconcertante che emerge dalle intercettazioni telefoniche di “consegne” avvenute ma anche di lamentele. E ci sono anche episodi indicativi del clima di intimidazione camorristica, come il pestaggio del fratello di un candidato, anch’egli ritenuto legato al clan, che stazionava nei pressi del comitato elettorale di Silvestri.

Ma l’inchiesta sta prendendo una piega nazionale e pare non essere destinata a restare solo un caso locale. Il candidato sindaco Silvestri è molto conosciuto a livello nazionale all’interno del Pd. Durante la campagna elettorale incontra il ministro della Giustizia Andrea Orlando, mentre nel 2014 aveva incontrato la deputata Valeria Valente e il senatore Sollo. Lo stesso vicesegretario Lorenzo Guerini si reca a Casavatore per sostenere Silvestri durante la campagna elettorale. C’è chi pensa che presto l’inchiesta potrebbe estendersi e toccare anche qualche parlamentare dem. Nel frattempo, dopo la notizia dell’avviso di garanzia, il Pd ha commentato attraverso la voce della Valente: “In considerazione di questa vicenda, che ci rattrista, e nel rispetto del rapporto di fiducia con i cittadini, ribadiamo che l’impegno politico debba sempre essere improntato alla assoluta correttezza e trasparenza e siamo certi che Silvestri collaborerà fattivamente con gli inquirenti a cui va la nostra fiducia de appoggio”. Molto più dura la segretaria regionale Assunta Tartaglione che chiede che Silvestri “proceda ad autosospendersi dal partito o saranno gli organismi di partito preposti a provvedere in tempi rapidi a espletare le procedure di sospensione in via cautelativa”. Una bella grana per il Pd, soprattutto se davvero l’inchiesta dovesse toccare esponenti nazionali.

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