SARANNO FAMOSI – Nikita Contini: «Che tristezza vedere Giugliano senza calcio. Ecco qual è il mio sogno»

Nella foto il portiere giuglianese Nikita Contini

Sicurezza tra i pali, calma, carisma, tempra da leader e abilità nei passaggi sono le caratteristiche del portiere moderno. Nikita Contini Baranovskyy le possiede tutte. Nato a Cherkasy in Ucraina, da padre Giuglianese, Pasquale Contini, e madre ucraina, si è trasferito a Giugliano all’età di 3 anni. Dopo una gavetta nelle scuole calcio dell’area Nord, Contini è stato acquistato dal Calcio Napoli che ha visto in lui una grande promessa. Quest’anno il portiere, classe ’96, è in prestito alla Spal, squadra che comanda il girone B di Lega Pro e che probabilmente verrà promossa in serie B.
Contini ha respirato calcio fin da piccolo, grazie al papà Pasquale, responsabile dell’Atletico Giugliano del presidente Salvatore Sestile.
Il suo talento esplode al torneo “Beppe Viola-Arco di Trento”, il Napoli arriva in finale e a trascinarlo è proprio Contini, soprattutto nella semifinale vinta ai rigori contro l’Atalanta. E’ solo l’Inter in finale a fermare la corsa degli azzurrini, ma di Contini ormai parlano tutti gli addetti ai lavori. Nikita vince il premio miglior portiere e a maggio è convocato anche in Nazionale Under 17 per uno stage.
Dal fisico imponente (190 cm per 82 kg) ma con un’ottima agilità tra i pali, un gran senso della posizione e una grande destrezza nel passaggio, sia di destro che di sinistro. Nikita è nato per il calcio e vive per il calcio.

Ciao Nikita, parlaci un po’ della tua vita..

Sono nato a Cherkasy in Ucraina, ma vivo da sempre a Giugliano, da quando avevo tre anni per l’esattezza, e mi sento giuglianese a tutti gli effetti. Mio padre è originario di Napoli ma anche lui si è trasferito a Giugliano quando era piccolo. Sono un ragazzo estremamente legato alla famiglia e agli amici e nella mia vita non c’è nient’altro al di fuori del calcio. Sono single ormai da un bel po’ e ho un diploma da geometra. Per ora mi sono fermato con gli studi per dedicarmi completamente al calcio ma penso che quanto prima mi iscriverò all’università. Sono indeciso tra Architettura e Scienze Motorie, ma credo che la mia scelta cadrà sulla seconda.

Ci vuoi raccontare brevemente la tua carriera?

Da piccolo facevol’attaccante ma siccome ero più piccolo d’età rispetto agli altri, il mio mister, Francesco Ascione, decise di mettermi tra i pali. Da allora non ho più lasciato quella posizione. Crescendo sono migliorato sempre più ed a 12 anni ho avuto l’occasione della mia vita: fu in un’amichevole tra il Giugliano e il Napoli che Luciano Tarallo scopri il mio talento facendomi entrare nelle giovanili del Napoli. Al Napoli ho fatto tutta la gavetta partendo dagli esordienti e arrivando sino alla primavera. Lo scorso anno sono approdato in prestito alla Spal. Qui come anche al Napoli, sono molto ben visto e ben voluto, e da circa un mesetto sono titolare.

Dove ti vedi nel futuro?

Il mio futuro è ancora incerto, non so in quale squadra giocherò il prossimo anno. So solo che adesso voglio fare bene con la Spal e voglio andare in serie B. Ovviamente è inutile negare che il mio sogno è arrivare in serie A e spero di riuscirci quanto prima e per questo ce la sto mettendo tutta. Un altro grandissimo sogno sarebbe arrivare in Nazionale. Sarebbe questa per me la ciliegina sulla torta, un evento stupendo che farebbe certo felice i miei amici, i miei parenti e Giugliano tutta. Ma diamo tempo al tempo.

Prima hai affermato di sentirti Giuglianese. Cosa provi per questa terra?

Giugliano è la mia città. Sono solito associarla soprattutto al calcio perché praticamente mi sono trasferito a Giugliano e un anno dopo già toccavo i miei primi palloni sul De Cristofaro. Ma non solo per questo Giugliano è per me importantissima; lo è anche perché lì ci sono i miei parenti, ci sono i miei amici, ci sono i compagni della mia ex squadra.

Ecco, a proposito: cosa pensi del fatto che ora la città ora è senza una squadra?

Per me è un qualcosa di atroce. Si può dire che io sia cresciuto sul De Cristofaro. Lì ho toccato i miei primi palloni e lì ho incontrato tantissimi ragazzi straordinari, dei compagni di squadra che ricorderò per sempre. È inconcepibile che una città come Giugliano con un campo da serie B non abbia una squadra. Spero che al più presto sia avviato un buon progetto perché i giuglianesi meritano una squadra di calcio.

C’è qualche evento, una partita o una parata nella tua giovane carriera che ricordi con particolare piacere?

Di sicuro il mio approdo in Lega Pro. Questa è la mia prima esperienza tra i professionisti e spero di arrivare in serie B con la SPAL visto che ora siamo primi nel nostro girone. Un momento bellissimo della mia carriera è stato quando ho esordito nella primavera del Napoli. Il nostro portiere era stato espulso e l’arbitro aveva fischiato un rigore contro di noi. L’allenatore mi fece alzare dalla panchina e mi mandò tra i pali. Incredibilmente parai quel rigore. Infine c’è stata quest’anno con la SPAL una parata che ho fatto contro la Carrarese che ricordo con piacere: abbiamo perso palla sulla tre quarti, l’avversario ha saltato due miei compagni e ha tirato da lontano, ho staccato sulla mia destra e sono riuscito a togliere la palla dall’angolino.

Cosa vuoi dire a ragazzi come te che condividono il tuo stesso sogno?

Di non mollare mai. A volte il percorso è difficile, vedo ragazzi che a 17 anni, nonostante abbiano del talento, gettano la spugna perché vedono lontano i grandi traguardi. Be’ bisogna capire che questo è il calcio e che ci vuole impegno e speranza. La speranza, la fiducia nei propri mezzi e la forza di volontà non debbono mancare perché è con queste che si va avanti.

Sai effettuare passaggi precisi con entrambi i tuoi piedi e sei bravo nelle uscite. Queste sono le caratteristiche che,ad esempio, un allenatore come Sarri, che predica un calcio moderno, ricerca nei suoi portieri. A cosa o a chi devi queste abilità?

Innanzitutto a mio padre che mi ha portato sui campi di calcio sin da bambino e quindi mi ha fatto passare ore ed ore ad allenarmi con la prima squadra del Giugliano, dato che lui ne era l’allenatore. Ma il resto lo debbo alla dedizione e alla passione che metto in quel che faccio. Sono bravo con i piedi ma senza il duro lavoro e l’applicazione forse ora non lo sarei.

Una domanda solitamente un po’ scabrosa per i calciatori: per chi tifi?

Prima ero tifoso del Milan. Mi piaceva come giocava e inoltre aveva due grandi campioni che hanno vinto la Champions e che ammiro molto. Il primo è Dida a cui mi ispiravo da bambino, il secondo è Shevchenko che, oltre ad essere un campione formidabile capace di goal stupendi, ha anche la mia stessa nazionalità. Ora però tifo Napoli, i tifosi ti trascinano col loro amore.

A quale campione ti ispiri?

Da piccolo come ho detto mi ispiravo a Dida, poi, come tutti i portieri, a Buffon che è un esempio da seguire. Ora mi rivedo di più in Handanovic, anche se il più forte ora è indiscutibilmente Neuer che incarna in tutto e per tutto lo spirito del portiere moderno.

E Reina?

Reina è semplicemente un grande leader, un trascinatore e lo si vede anche da quanto sia amato da tutt , in campo e fuori. È un napoletano vero ed io ho avuto il piacere e l’onore di allenarmi con lui sia quando ero alla primavera e sia quando a gennaio di quest’anno sono tornato a casa per le vacanze.

Qualche tempo fa Gianluca Grava ha fatto delle dichiarazioni al miele nei tuoi confronti. Cosa vuoi dire tu di lui?

Che è un esempio da seguire. Rappresenta ed incarna ciò in cui io credo, ovvero che con la forza di volontà e la speranza , ma anche la pazienza , si arriva dove si vuole. È partito dalla serie C col Napoli ed è arrivato a giocare in Champions. Mazzarri gli ha affidato marcature come Del Piero, Ronaldinho e Ibrahimovic. Per me ricevere complimenti da lui è stato bellissimo e posso solo ringraziarlo.