Chiaiano, folla in rivolta contro la polizia


NAPOLI. La nota alla Volante è arrivata via radio dalla centrale operativa della Questura poco dopo le 10,30: «In via Marsala, a Chiaiano, ci segnalano la presenza sospetta di un Liberty nero con il paraurti rotto: procedete immediatamente al suo controllo. Usate la massima cautela. Occhi aperti, mi raccomando». Neanche il tempo di intervenire, e arrivava la conferma ai sospetti: i poliziotti scoprivano infatti che si trattava di un motorino rubato e per di più aveva il contrassegno assicurativo intestato a una persona irreperibile. Nel sellino, poi, erano state nascoste 22 stecchette di eroina. A quel punto i poliziotti hanno controllato un ragazzo che si trovava vicino al mezzo rubato: e tanto è bastato a dar fuoco alle polveri, provocando una vera e propria sommossa popolare, culminata nell’aggressione dei poliziotti che avevano «osato» chiedere i documenti (il ragazzo è poi risultato estraneo ai fatti). Gli agenti sono stati circondati, insultati e spintonati da una trentina di persone (tra i quali anche donne). E si è ripetuto il copione tristemente noto: facce feroci e minacce contro le divise da parte di una folla pronta a passare alle vie di fatto. Solo il pronto intervento di altre tre Volanti è riuscito a scongiurare il peggio. «Solidarietà a tutti i poliziotti impegnati quotidianamente per garantire la sicurezza dei cittadini» è stata espressa dal Siulp. Nel mondo alla rovescia disegnato dalla città senza regole accade anche questo. E succede ormai con una cadenza impressionante e crescente: solo giovedì pomeriggio, nel tentativo di bloccare l’arresto di un rapinatore che aveva scippato il cellulare a una ragazza alla Duchesca un gruppo di donne ha gettato sul manto stradale acqua e sapone per provocare la caduta dei «Falchi» e alla fine li ha colpiti a calci e pugni (due agenti sono stati ricoverati in ospedale). Forze dell’ordine sempre più nel mirino. Un brutto segnale. Le «rivolte» di popolo contro poliziotti e carabinieri stanno diventando una costante sulla quale occorre riflettere. I precedenti non mancano. Negli ultimi sei mesi sono stati numerosi gli episodi nei quali le forze di polizia hanno subito aggressioni e hanno dovuto faticare non poco per arrestare o denunciare 26 persone. Il 20 gennaio a Scampia, quartiere della faida nel clan Di Lauro, due persone fermate ad un controllo cominciano a inveire contro gli agenti, spalleggiati da una folla ostile comparsa all’improvviso. Stessa scena pochi giorni dopo, all’interno della Vela Rossa, dove la folla interviene per proteggere la fuga di tre spacciatori di droga; per non parlare della rivolta inscenata da un intero quartiere quando i carabinieri catturano il boss di Secondigliano Cosimo Di Lauro. In quell’occasione le donne del rione «Terzo Mondo» non esitarono a farsi scudo anche dei propri bambini. Si arriva così al 2 marzo scorso: quando per tentare di liberarsi dall’assedio della folla, in provincia, a Marigliano, un’autoradio della polizia viene perfino coinvolta in un incidente stradale. E così via: dal Pallonetto di Santa Lucia, dove i poliziotti vengono addirittura affrontati a colpi di mazze e bastoni; o a Portici, dove durante la permanenza all’interno del commissariato di tre fermati ritenuti affiliati al clan Birra si radunano 40 persone che, al momento dell’uscita degli arrestati circondano le auto con i tre per aggredire il personale di polizia. Un bollettino di guerra. È andata meglio, la notte scorsa, ai carabinieri della compagnia Stella, intervenuti per rimuovere grate e cancelli che i «signori della droga» stavano rimontando proprio all’interno delle Palazzine Celesti, il «Rione dei Fiori». Anche in questo caso i militari hanno dovuto vedersela con un folto gruppo di donne con bambini in braccio che hanno tentato di ostacolare le perquisizioni e un aresto. Fortunatamente, la protesta è durata poco e non ha fatto registrare scontri. Nei giorni della «faida» la pressione delle forze dell’ordine era riuscita a impedire il ritorno di porte blindate che garantiscono agli spacciatori di agire con libertà e tranquillità, tenendo lontane le divise. Ieri i pusher sono tornati alla carica, ma sulla loro strada questa volta hanno trovato i militari del Comando provinciale. E i cancelli sono stati definitivamente rimossi.


GIUSEPPE CRIMALDI – IL MATTINO 19 GIUGNO 2005