Aveva cambiato nome da 2 mesi, ma Tiziana non era riuscita a superare chiacchiere ed inciuci. IL DOCUMENTO

Nel novembre del 2015
Tiziana Annunziata Cantone, nata a Napoli a luglio nel 1983, chiese di
cambiare il proprio nome e cognome in Tiziana Giglio, proprio quando
era residente a via Rossetti a Mugnano. Nel gennaio 2016 in una nota
del gennaio scritta dal Comando Carabinieri di Castello di Cisterna,
competente a fornire gli elementi di valutazione, non rilevò alcun
motivo per respingere la richiesta della giovane. La decisione fu
approvata dal Prefetto di Napoli a fine luglio del 2016. Eppure
da un anno e mezzo la sua vita era diventata un inferno. Aveva girato dei video hot che, a sua insaputa, erano finiti sul web diventando virali, con tanto di nome e cognome. Una spirale di vergogna che aveva costretto Tiziana Cantone a fuggire dal suo comune di residenza e che oggi l’ha portata a suicidarsi con un foulard nell’abitazione dove viveva da qualche tempo, con la madre, a Mugnano, in provincia di Napoli.

La donna, 31 anni, aveva ingaggiato anche una battaglia legale per il diritto all’oblio. Il suo avvocato, Roberta Foglia Manzillo, aveva ottenuto di recente dal tribunale di Napoli nord un provvedimento d’urgenza, ex articolo 700, con il quale si intimava a un social network di rimuovere post, commenti e contenuti multimediali relativi alla donna. Ma il danno ormai era stato consumato: malgrado lei avesse anche avviato le procedure per il cambio di cognome, la diffusione capillare delle immagini, della sua foto, delle generalità rappresentava una ferita non rimarginabile.

Sul web la vicenda della donna rimbalza da tempo. C’è chi riferisce di un precedente tentativo di suicidio, chi descrive il progressivo aggravarsi della sua depressione. La vicenda sarebbe iniziata come un gioco: lei stessa avrebbe inviato per gioco quelle immagini a un ristretto numero di amici, uno dei quali l’avrebbe tradita trasmettendo il video a qualcun altro. E così via, in una catena di inarrestabile diffusione. Le immagini erano finite praticamente ovunque, siti porno compresi, dando vita sul web a una catena di insulti e dileggi.

Alta, bruna, capelli lunghi e sguardo intenso, un fisico da modella. La donna lavorava nel locale di cui erano titolari i genitori, in provincia di Napoli, e in seguito alla diffusione dei video fu costretta prima a lasciare l’attività, poi a trasferirsi fuori Campania. Di recente era tornata in provincia di Napoli, a Mugnano, a casa di una parente. Ma il peso di questa vicenda si era fatto insostenibile, in un crescendo di angoscia e depressione, fino al tragico epilogo di questa sera.
La scorsa settimana il Tribunale di Napoli Nord aveva respinto la richiesta presentata dai legali di Tiziana nei confronti dei colossi del web rei di aver diffuso i contenuti. .