Parla il pentito.«Ci fu un summit e o’ Nasone fece i nomi delle persone da eliminare…»

Uno dei primi a fare cenno a questo duplice omicidio, oltre a Salvatore Torino, il mandante del delitto, fu Pasquale Gatto, altro esponente di spicco della camorra locale e da tempo pentito. Il 7 novembre del 2007 ecco cosa Gatto disse ai magistrati. «Le ragioni della faida della Sanità e l’omicidio Colucci. Proseguendo nella narrazione delle vicende omiciadiarie connesse alla faida della Sanità, devo dire che, quando si è verificato l’omicidio di Colucci, io ancora non sapevo nulla di quanto stava accadendo all’interno del clan Misso; mi dedicavo al lotto clandestino ed ero estraneo alle altre attività del clan. Fui messo al corrente della situazione solo dopo che si era verificato anche il duplice omicidio Scarallo-Daniele, commesso dal clan Torino in risposta all’omicidio Colucci. Infatti fui convocato presso l’abitazione di Misso Umberto dove trovai: Misso Peppe detto il Chiatto,Misso Emiliano Zapata, Prestigiacomo Vincenzo,Romagnolo Salvatore detto Zappatore, Persico Vincenzo detto Gettone, Esposito Luigi detto ’o cinese, Di Maio Vincenzo detto “’a Fighetta”, Mazza Michelangelo ed il cugino Mazza Mario, quest’ultimo soprannominato “spiritillo”. Nel corso della riunione a parlare erano,prevalentemente, Misso Peppe e Misso Emiliano Zapata, mentre Mazza Michelangelo appariva abbastanza provato dalle condizioni di salute del cognato Daniele,gravemente ferito ma non ancora morto. Fui messo,dunque, al corrente del fatto che Torino Salvatore intendeva cacciare dalla Sanità Missi Giuseppe nel senso di voler acquisire la piena autonomia della zona. Dunque l’omicidio di Colucci era stato l’inizio dell’aggressione ai Torino».

Poi Gatto racconta del suo incontro avvenuto con Torino. «Mi spiegò anche che era stato truffato dai Misso in occasione di una fornitura di due chili di cocaina e di essere, sempre da loro, additato nel quartiere quale “infame”. Mi disse anche che, se a tutto ciò si aggiungeva, poi,che i Misso, del tutto gratuitamente, avevano dato inizio agli scontri uccidendo Coluccio, il suo comportamento era ben comprensibile anche perché non comprendeva in alcun modo la ragione di tale omicidio essendo la vittima estranea al clan. Mi disse anche che tale omicidio era talmente ingiustificato che loro, inizialmente neanche erano certi che si trattasse di un’azione in loro danno. A tale proposito mi aggiunse anche che, in seguito all’omicidio Coluccio effettivamente loro avevano ucciso Daniele e Scarallo,ma solo perché il comportamento di questi ultimi gli dava la conferma del sospetto della definitiva rottura segnata dall’omicidio di Coluccio. Torino Salvatore mi precisò,infatti, che i due giravano in maniera sospetta nelle zone da loro maggiormente frequentate e, dunque,furono ammazzati perché ritenevano stessero lì proprio per preparare un altro agguato ai danni dei suoi uomini. Per questo motivo erano stati seguiti ed uccisi. A suo dire quel duplice omicidio non era stato, dunque, programmato, ma era frutto di un’azione decisa all’ultimo momento, essendo stati visti in strada ancora una volta con fare sospetto. Da quel momento mi avvicinai, dunque, ai Torino e rientrai anche in possesso della gestione del lotto clandestino del quale, nel frattempo si era appropriato Sequino Nicola. Fu anzi proprio quest’ultimo che spontaneamente mi riaffidò il settore. Ricordo che,proprio in occasione di una delle conversazioni che tenemmo, Sequino mi disse che ad uccidere Daniele e Scarallo erano stati Di Febbraro Nicola e “’o cavallo”».