Camorra ed appalti. La pentita di Mugnano fa tremare i politici: è imparentata con un ex sindaco

L’inchiesta sulla tangente per la ristrutturazione di Palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere, che doveva diventare un «Polo della legalità», ma ha perso per sempre i finanziamenti a causa delle ingerenze della camorra, si è rivelata un vaso di Pandora. È un terremoto giudiziario quello che, all’alba di oggi, ha sconvolto la politica e il mondo dell’imprenditoria campane. Coinvolti anche docenti universitari.

Appalti, camorra e mazzette: settanta misure di custodia cautelare sono state eseguite questa notte su richiesta della Dda di Napoli (procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, sostituti Maurizio Giordano, Alessandro D’Alessio, Luigi Landolfi, Catello Maresca e Gloria Sanseverino) per accuse che vanno dalla turbativa d’asta ai reati di criminalità organizzata. Tra le persone finite agli arresti domiciliari c’è Adele Campanelli, dal 2010 alla guida della Soprintendenza Archeologica.

Filo conduttore tra la prima parte dell’inchiesta e la retata di questa mattina la “faccendiera” Loredana Di Giovanni, di Mugnano. La donna è nota per aver portato voti a Sommese, ex assessore regionale, durante l’ultima campagna elettorale per le Regionali. Il suo ruolo, emerge dalle indagini, sarebbe stato quello di consegnare tangenti ai politici per conto degli imprenditori. Dall’aprile dello scorso anno, momento in cui è finita ai domiciliari, sta collaborando con la Procura, che ha coordinato l’inchiesta che oggi ha portato al terremoto giudiziario in Campania.
Di Giovanni è nota in città per essere imparentata con un ex sindaco di Mugnano.