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REFERENDUM/2. LAURINI (FI): «SI ALLA RIFORMA, OCCORRE ADEGUARE LA CARTA»

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“Questo referendum non può essere strumentalizzato, né dalla sinistra né dalla destra. Dopo sessant’anni la Carta Costituzionale, che noi tutti rispettiamo, deve essere adeguata a quelle esigenze divenute realtà lontane dal passato”. A parlare è l’onorevole Giancarlo Laurini, commissario cittadino per Napoli (Fi), intervenuto ieri a Calvizzano – assieme al vicecoordinatore provinciale Michele Schiano (Fi), al sindaco Pirozzi, al vicesindaco Gala (An), ai consiglieri forzisti Gismondo Ferrillo e Salvatore De Rosa, all’assessore Gianluca Ferrillo (Nuovo Psi) – al dibattito sui temi fondamentali del prossimo referendum costituzionale organizzato da Forza Italia.




Onorevole, qual è la ragione per cui i cittadini dovrebbero votare si al prossimo referendum costituzionale?


Perché è una riforma che va nel senso giusto. E’ certo perfettibile, come ogni realtà umana. Ma indubbiamente è una riforma completa e seria. Sopra di ogni cosa mi auguro, comunque, che gli elettori si rechino alle urne in tanti, qualunque sia l’esito delle loro votazioni. Mi auguro che comprendano l’importanza di questo referendum, l’occasione che gli viene offerta, per la prima volta, di partecipare ad una decisione fondamentale.



Qual è, secondo lei, un punto irrinunciabile di questa riforma?


Beh, non credo che se ne possa discutere in questo senso, perché è una riforma assolutamente complessiva. Tocca una serie di aspetti ciascuno fondamentale. E’un disegno complessivo ed unitario.



Si è tanto discusso della devolution, del federalismo. Sono temi che spaventano la maggior parte degli elettori. Secondo lei, è condivisibile l’idea diffusa che “l’Italia verrà spaccata”?


Sciocchezze. La maggior autonomia degli enti locali è un’esigenza. Il processo federalista è una realtà diffusa in tantissimi stati. Basti pensare al recentissimo referendum spagnolo, dove con il 70% dei consensi si è deciso di rendere indipendente la Catalogna. Beh, questa proposta è stata più che approvata da Zapatero. Parlando, invece, dell’istruzione, si accusa di voler mettere la scuola in mano alle regioni. Sbagliato. E’ un errore. Questa riforma imputa solo alcuni degli aspetti organizzativi alla competenza della regione. Ma la programmazione dell’istruzione resta di competenze dello Stato. Così come la regolamentazione professionale. Non bisogna poi dimenticare che lo stato continuerà a mantenere su ciascun aspetto l'”interesse nazionale”, garanzia di unitarietà. Si fa però in modo che ogni regione divenga il frutto della gestione dei propri amministratori, senza più tollerare alibi da parte di questi. Un altro tassello fondamentale, ma trascurato dagli elettori, la presenza del cosiddetto “federalismo fiscale”, che fa in modo che le regioni più povere possano comunque attingere alle ricchezze delle altre, per poter in ogni caso provvedere alle proprie esigenze.

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