Camorra di Marano. Polverino puniva chi sbagliava sciogliendolo nell’acido: «Peppe tredici anni morì così»

Il clan Polverino non esitava a punire chi sgarrava con omicidi efferati. A raccontarlo il collaboratore di giustizia Biagio Di Lanno. Le sue confessioni sono alla base dell’ultima ordinanza di custodia cautelare della Dda di Napoli a carico del boss Giuseppe Polverino, del suo braccio destro Giuseppe Simioli, Raffaele D’Alterio e dello stesso pentito quali mandanti, esecutore materiale fiancheggiatori dell’omcidio di Giuseppe Candela, detto “Peppe tredici anni”, affiliato del clan avvenuto il 15 luglio del 2009. Il pentito ha raccontato che Raffaele D’Alterio, avrebbe partecipato a vari omicidi e che in un’occasione la vittima sarebbe stata sciolta nell’acido. Ecco il passaggio: «…Nella foto n. 24 riconosco Raffaele D’Alterio detto
“Lelluccio a’ signorina”. Lo conosco bene: si tratta di un mio compare di fede, ha partecipato a vari omicidi: ……omissis, Giuseppe Candela e…..omissis che fu sciolto nell’acido.
Può considerarsi uno dei capi del clan».