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venerdì, Giugno 21, 2024
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Stangata contro i Lo Russo, tra gli arrestati anche i parenti del boss: i contatti con l’Alleanza di Secondigliano

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Gli arresti ai danni del clan Lo Russo hanno svelato fatti e misfatti della cosca che per trent’anni ha retto le sorti di Miano e dintorni. Il materiale probatorio raccolto è stato confermato dal decisivo apporto dichiarativo dei collaboratori di giustizia un tempo ai vertici del clan Lo Russo (Mario Lo Russo, Carlo Lo Russo, Antonio Lo Russo e il suo braccio destro Claudio Esposito) e di altri recenti collaboratori di giustizia (Ferrara Ciro e De Simini Antonio) ben inseriti nel tessuto criminale dei quartieri in cui opera il clan Lo Russo.

Tra gli arrestati spiccano le figure di Damiano Pecorelli e Miraglia Salvatore Angelo, legato da vincoli di parentela alla famiglia Lo Russo, definiti dai collaboratori di giustizia, trafficanti di elevato spessore con importanti contatti con il Sud America e di Ettore Bosti, figlio di Patrizio Bosti (figura apicale del clan Contini) che in alcune occasioni ha rifornito Carlo Lo Russo di grossi quantitativi di sostanza stupefacente poi ceduta alle numerose piazze di spaccio, gestite direttamente dal clan. Durante le indagini dei carabinieri della Compagnia Vomero è stata accertata la partecipazione degli indagati alle attività dell’associazione camorristica, in particolare allo spaccio di droga e ad azioni di fuoco per il controllo o il predominio sul territorio, la custodia e la cura delle armi del clan.

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Individuate responsabilità e ruoli degli indagati nella gestione di svariate “piazze” per la cessione di cocaina, eroina, marijuana ed hashish. Rinvenuto e sequestrato un vero e proprio arsenale pronto all’uso che era stato messo a disposizione degli affiliati nascondendolo, ma a portata di mano, nel vano ascensore di uno degli edifici di via Janfolla, nel cuore del rione di origine del clan.

In un borsone, durante un intervento ad alto impatto con perquisizioni per blocchi di edifici, furono rinvenute armi oliate ed efficienti e circa 1000 munizioni, un deposito di armi in piena regola pronto ad armare un commando per azioni di fuoco degne di scenari di guerra composto da un kalashnikov, un fucile a pompa, 3 fucili a canne mozze e un sovrapposto, una calibro 45 e una colt mk4, 2 revolver calibro 38 e due pistole semiautomatiche.

Ma c’erano anche 3 giubbotti antiproiettile, 2 caschi integrali e passamontagna.

L’occorrente per armarsi, rendersi irriconoscibili o proteggersi durante i giri contro eventuali “sconfinamenti” o per intimidire o punire chi contravveniva alle regole del clan.

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