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VILLARICCA: E’ POLEMICA SU VIA CRAXI

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La politica villaricchese, ma non solo, si scalda sul dibattito intorno all’opportunità di intitolare una via a Bettino Craxi. Si stavano scannando, l’altra sera in consiglio comunale, senza sapere(forse) che in diverse città italiane ‘via Bettino Craxi’ c’è già. E’ il caso di Montegranaro, vicino Fermo, dove oltre un anno fa è stata intitolata al leader socialista una per iniziativa del sindaco Gianni Basso. C’è addirittura già da tre anni in Polesine, a Ficarolo, un piccolo comune di poco piu’ di duemila abitanti in riva al fiume Po: qui via Bettino Craxi è stata intitolata il 29 novembre del 2003. All’inaugurazione era presente Bobo Craxi. L’iniziativa era stata di Antonella Mantovani (Forza Italia), sindaco di un amministrazione di centro destra che decise di compiere, non senza difficolta’, questo “atto tanto coraggioso quanto dovuto”, come lo stesso sindaco lo defini’ all’epoca. Poi è stata la volta della siciliana Alcamo, in provincia di Trapani. Ed, infine, a Tuscania, in provincia di Viterbo dove, alla fine dello scorso mese di gennaio, la giunta comunale ha infatti approvato una proposta del gruppo Popolari-Udeur che prevede, appunto, la dedica di una strada all’ex presidende del consiglio.
Via Craxi. Fino a qualche anno fa era un slogan contro di lui per chiederne la cacciata dal potere o l’estradizione dalla Tunisia. Poi è diventata una via di Hammamet. Il tempo è ladro e galantuomo, al tempo stesso. Chiude un occhio ma vede lontano. Una via a Craxi suscita mal di pancia a sinistra, tra giustizialisti, vetero-comunisti e destra radicale. Li capisco, devono salvare la loro coerenza e la ragione sociale del loro successo. Ma il giudizio su un uomo, e su un leader politico in particolare, va dato all’intera vita e alle sue opere e non solo alla sua ombra, pur lunga.
Craxi è stato il maggior politico italiano nell’ultimo quarto del Novecento. La più forte personalità, colui che ha portato il socialismo in Europa e l’Italia in Occidente, tra le maggiori potenze mondiali; colui che ha fermato il comunismo e il compromesso storico. E non solo. Craxi ha riscoperto il tricolore e il decisionismo, è stato colui che è durato più a lungo in un governo nella prima repubblica che ha coinciso con un’Italia florida e ottimista; colui che è riuscito ad acquistare un peso maggiore del suo partito nella politica italiana e che ha fatto nascere in Italia una prima traccia di bipolarismo.
Berlusconi e D’Alema sono, secondo alcuni osservatori bipartisan, suoi allievi. Craxi è stato anche colui che con Andreotti ha saputo dire di no agli americani a Sigonella; forse hanno pagato anche per questo. Poi è stato anche il grande protettore del Malaffare, colui che ha portato senza pudori il finanziamento della politica e lo strapotere dei partiti al suo massimo livello, incartato nel malcostume di nani e ballerine. Avvertenza d’obbligo se si vuole essere onesti, ma a patto di ricordare che non l’ha inventata Craxi la corruzione nè la tangente, era una pratica antica, usata dalla sinistra Dc sin dagli anni Cinquanta, estesa ai suoi alleati politici, socialisti inclusi, ben prima che arrivasse Craxi; e a cui faceva da contrappeso il finanziamento del Pci dall’est sovietico, tramite le coop e non solo. Non si poteva competere con questi giganti senza attrezzi adeguati. Craxi ha pagato per il Malaffare. Quel che fa più pena del craxismo sono certi suoi epigoni smemorati; a partire dallo stesso figlio Bobo. Crediamo che i tempi siano mutati per una lettura piu’ serena dei tragici e controversi anni che portarono alla fine traumatica di una stagione politica.
E come, d’altronde, è emerso nel consiglio comunale di Villaricca, al di là di querelle e scaramucce, sta maturando il tempo di ridare a Cesare quel che è di Cesare e a Craxi qualche via anche in Italia. Via Craxi, angolo Piazza Pulita. Dalle discariche e dall’ecomafia di casa nostra.

MARCELLO CURZIO
Direttore Provincia Oggi

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