Rifinanziato il progetto “Prove d’ascolto”, lo sportello antiracket inaugurato un anno fa. Durante il Consiglio di maggioranza tenutosi ieri, alla luce della risonanza che il progetto ha avuto a livello mediatico, con spot su Crc e Teleclub Italia e la partecipazione di una vittima dello stesso racket, che ha denunciato i suoi estorsori, al Maurizio Costanzo Show, l’amministrazione ha deciso di stanziare nuovi fondi per sostenere il progetto. Riconfermato, inoltre, tutto lo staff che si occupa della gestione dello sportello. Il racket è un fenomeno assai diffuso, generalmente sommerso e per molto tempo sottovalutato.
Tanto da essere considerato un fatto quasi normale, un affare “privato” delle vittime oppure un’attività secondaria della criminalità organizzata, in particolare mafiosa. In realtà, “il pizzo” è la più antica attività della mafia. Spesso rappresenta la base della sua attività criminale: un sicuro strumento economico per mantenere l’organizzazione e per acquisire capitali da reinvestire in altre attività criminali o nell’economia legale; il modo più efficace per esercitare il controllo sul territorio. Il racket si concentra prevalentemente al Sud, dove la criminalità mafiosa e camorristica condiziona storicamente la vita e la sicurezza di molti cittadini e ne limita la libertà d’impresa e di sviluppo. Tuttavia negli ultimi tempi, il fenomeno si è esteso ad altre regioni del Paese. E proprio dai luoghi in cui è nato e cresciuto, è partita la rivolta contro il racket . Il “pizzo” è rivolto in genere a operatori economici o a chi detiene la proprietà di un’azienda (negozio, cantiere, fabbrica) che produce reddito. Prima di giungere alla richiesta esplicita, e per essere certo che la risposta della vittima sia positiva, l’estorsore applica una strategia di minaccia e intimidazione che ha il fine di spaventare l’operatore economico (senza tuttavia annientarlo: altrimenti rischierebbe di perdere una fonte di reddito).
Le minacce sono graduate, a seconda della minore o maggiore resistenza della vittima, e puntano a impaurirla facendole capire quanto sia “insicura” e in pericolo. In un secondo momento, è lo stesso estorsore a manifestrasi chiaramente per “offrire” protezione.
Piegarsi alla paura e pagare vuol dire imboccare una strada che può condurre alla perdita della propria libertà, non solo imprenditoriale: cedere la prima volta può predisporre a successivi cedimenti (ad esempio acquistare prodotti solo da certi fornitori segnalati o assumere qualcuno debitamente raccomandato) che possono, col tempo, sconfinare in veri e propri comportamenti illegali. Fino a trasformare l’iniziale vittima dell’estorsione in un soggetto più o meno coinvolto nel sodalizio criminale.
Chi si oppone al racket può contare, da una parte, sul sostegno delle istituzioni e delle leggi dello Stato e, dall’altra, sulla forza dell’associazione con altri operatori economici ugualmente intenzionati a ribellarsi. Grazie a questa collaborazione, negli ultimi tempi l’azione di contrasto del racket ha messo a segno importanti risultati. Questa la finalità dello sportello antiracket di Mugnano.
Nei prossimi giorni l’amministrazione mugnanese si riunirà per approvare il nuovo bilancio e discutere la spinosa questione del centro storico.
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