«Essere democratico è, oggi, essere progressista, riformista e di sinistra». Così ha esordito il segretario dei Ds, Piero Fassino all’ultimo congresso tenutosi a Firenze nel fine settimana scorso.
Rutelli risponde da Roma, dal congresso dei Dl, sottolineando l’importanza della fusione con i democratici di sinistra e aggiunge: «saremmo arroganti se chiedessimo ai Ds di negare la loro storia e la loro cultura, appunto di Democratici di Sinistra. E al pluralismo di forze e personalita’ nella Margherita, nessuno potra’ chiedere di diventare altro da se’: non a tanti esponenti di culture moderate che hanno concretamente concorso al nostro progetto».
E per quanto riguarda l’aperta diatriba con il Pse?
I dirigenti del socialismo europeo hanno polemicamente sostenuto che in Europa ci sarebbe solo la destra e la sinistra ma per l’Italia il discorso è diverso.
È da sempre sotto gli occhi di tutti, specie sotto quelli dell’Ulivo che non c’è mai stata in Italia un’autosufficienza politica ed elettorale della sinistra e che solo attraverso l’incontro di culture diverse si sarebbero, e forse si sono create maggioranze di centrosinistra.
L’ingresso nel Pse sarebbe quindi impossibile per la Margherita e comporterebbe una riduzione delle opportunità, non una crescita, anche per il Partito Democratico.
Ma se il discorso circa il Partito Democratico è particolarmente complesso per quanto riguarda la politica italiana, diviene ancor più arduo riferirlo alle realtà locali.
I Ds provengono da un percorso che li ha visti accogliere prima l’eredità politica del Pci, poi del Pds. Radici che, ci si augura, non verranno perse. Ed ecco il Pantheon fassiniano per il nuovo partito democratico: il padre della socialdemocrazia Eduard Bernstein, l’autore dei ‘Quaderni dal carcere’ Antonio Gramsci, i sindacalisti Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama, l’ex segretario del Pci Enrico Berlinguer. La Margherita? Partito nato dall’incontro in un unico soggetto centrista e riformista di forze politiche e culture legate al cristianesimo democratico e al liberalismo sociale, con all’interno un’area che fa riferimento all’associazionismo ambientalista ed esiste qualche riferimento alla cultura socialdemocratica.
Ma in questo generale fuggi-fuggi verso il nuovo partito democratico, l’hinterland di Napoli Nord avrà scelto la sua direzione? Per quanto riguarda la realtà giuglianese i due partiti del centro sinistra vivono la cosiddetta «crisi dei tre anni». Un sindaco proposto dai Ds al potere: Francesco Taglialatela. Ma i Ds si allontanano dal loro candidato con intermittenti prese di distanza. E la Margherita? Dopo un inizio che poteva far pensare ad un felice connubio, il partito di Rutelli prende le distanze (anche lui), nella persona del segretario Nello Palumbo, dalla amministrazione di centro-sinistra, chiamandosi “definitivamente fuori” dall’ attuale maggioranza.
Che dire… speravo fosse amore e invece eran diesse.
E Qualiano? Il comune a nord di Napoli non accetta compromessi, né mezze misure. Il “m’ama non m’ama” del partito di Rutelli si è rivelato purtroppo deludente.
E allora assistiamo ad una Margherita in maggioranza con l’attuale sindaco Galdiero e i Ds…all’opposizione! Un’unione finita ancora prima di iniziare e i due partiti…separati in casa.
Forse nessuno ha cercato di avvisare i leader locali di Ds e Dl che in realtà dovrebbero concorrere entrambi per una causa comune, che dovrebbero essere entrambi schierati nel centro-sinistra. Ed ora? La politica italiana annuncia il partito democratico, con unione di Ds e Margherita, tra un anno. Ed ai politici dell’hinterland di Napoli nord papa Ratzinger ha tolto anche la dantesca speranza di rientrare nel limbatico computo di “color che son sospesi”. Non sanno, ahi loro, se abbracciarsi o difendersi e intanto…aspettiamo.
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