Affare Cirio, politici e imprenditori ‘al tavolo’ dell’ex Boss delle Cerimonie

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Il Boss delle Cerimonie e il suo Castello

Tra l’ottobre e il novembre del 2013 Tobia Polese avrebbe incontrato politici all’hotel La Sonrisa per sbloccare l’affare Cirio. L’obiettivo era la costruzione di un complesso residenziale nell’ex area industriale di via Napoli a Castellammare di Stabia. Gli inquirenti hanno registrato degli incontri proprio al ‘Castello delle Cerimonie’ organizzati per le presunte irregolarità.

L’INDAGINE OLIMPO 3

Venerdì mattina la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno dato esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e ad un’ordinanza applicativa dell’obbligo di presentazione alla P.G. emesse dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, nei confronti di imprenditori, funzionari pubblici e liberi professionisti. I destinatari delle misure cautelari sono: Adolfo Greco, Antonio Elefante, Maurizio Biondi, Vincenzo Campitiello, Marcello Ciofalo e Vincenzo Colavecchia, nei confronti dei quali è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Nei confronti di Rega Angelina Annita disposta la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altre due ordinanze cautelari degli arresti domiciliari sono state emesse nei confronti del senatore Luigi Cesaro e dal deputato Antonio Pentangelo Antonio. Per i politici l’esecuzione dell’ordinanza cautelare è stata sospesa dal GIP, in quanto Parlamentari della Repubblica. Sulla richiesta si dovrà attendere l’autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza.

I REATI CONTESTATI

E’ stato emanato un decreto di sequestro preventivo  dal GIP con riferimento alle somme di denaro e di altri beni, costituenti il prezzo dei reati di corruzione. I reati ipotizzati sono corruzione propria, falso ideologico in atto pubblico, rivelazione di segreto di ufficio. Le indagini della Procura di Torre Annunziata e condotte dalla Squadra Mobile di Napoli, dal Commissariato di Castellammare di Stabia e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli.

Si sarebbe accertato un ramificato sistema di corruzione di esponenti politici, regionali e nazionali, e di pubblici ufficiali posto in essere da Adolfo Greco. L’imprenditore stabiese, già destinatario il nel dicembre del 2018 di una ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di estorsione aggravata. Nel 15 gennaio 2019 ha ricevuto una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso esterno in associazione di stampo mafioso riguardante il Clan dei casalesi e del gruppo Zagaria.

LA RIUNIONE PRESSO IL CASTELLO DELL’EX BOSS DELLE CERIMONIE

Gli investigatori hanno utilizzato intercettazioni telefoniche ed ambientali, installato impianti di videoripresa, attività di osservazione, pedinamento e controllo ed acquisizioni documentali. Secondo gli investigatori avrebbero accertato la pianificazione e la commissione, ad opera di Greco Adolfo, di una pluralità di reati di corruzione in relazione al progetto di riconversione del complesso industriale dismesso ex Cirio a Castellamare di Stabia.

L’INGEGNERE ELEFANTE

Dopo aver presentato al Comune di Castellamare, sulla base di una relazione tecnica stilata dall’ingegnere Elefante Antonio (direttore tecnico della società di ingegneria SAEC srl), un progetto di recupero e riqualificazione dell’area suddetta ai sensi dell’articolo 7 comma V della legge regionale n 19/2009, a seguito del decorso dei termini per l’esame della richiesta, aveva attivato la procedura prevista dall’art. 4 della legge regionale 19/2001 per la nomina di un commissario ad acta che, in sostituzione dell’ente rimasto inerte, avrebbe dovuto provvedere all’istruttoria e all’adozione del provvedimento conclusivo in merito alla richiesta di rilascio del permesso a costruire.

LE INDAGINI

Le indagini hanno consentito di accertare che Greco, con la complicità di Polese e di Giuseppe Passarelli, amministratore unico della Passarelli SPA, che avrebbe dovuto realizzare i lavori, aveva in prima battuta tentato di ottenere la modifica della legge regionale 35/87, PUT della costiera sorrentina-amalfitana, ostativa alla realizzazione dell’intervento – accordandosi con il consigliere regionale Mario Casillo, capo gruppo del PD, affinchè intervenisse sugli esponenti di tale partito politico per il ritiro dei numerosi emendamenti proposti nel corso dell’iter modificativo della legge. In cambio di tale condotta, Casillo, con la mediazione di Gennaro Iovino, esponente politico stabiese del PD, chiedeva, in relazione a tale progetto di riconversione, l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica ad una ditta dallo stesso indicata.

A seguito del fallimento di tale iniziale strategia, i medesimi soggetti, d’intesa con il tecnico di fiducia, ingegnere Elefante, mutavano referente politico e intervenivano sull’assetto normativo vincolistico vigente nella area ex Cirio, ottenendo la modifica della legge Regionale 19 del 2009 ad opera del collegato alla legge di stabilità finanziaria del 2014 che prevede espressamente l’applicabilità delle norme premiali del cosidetto piano casa ai territori sottoposti ai vincoli di inedificabilità relativa, di natura paesaggistica, imposti dal PUT.

ACCUSE AI POLITICI

Per le modifiche normative, Greco in considerazione delle resistenze manifestate dai funzioni dall’Ufficio Tecnico ddi Castellammare, otteneva da Pentangelo la nomina del commissario ad acta Maurizio Biondi per il rilascio del permesso a costruire. All’epoca l’esponente di Forza Italia era Vice Presidente della Provincia di Napoli. Le indagini hanno consentito di accertare che Biondi era legato da uno stretto rapporto personale e professionale a Luigi Cesaro e al figlio, con cui il Biondi condivideva lo studio professionale. Per la nomina pilotata Greco e Polese avrebbero dato a Pentangelo un Rolex. Luigi Cesaro avrebbe ricevuto 10mila. Greco inoltre interveniva sull’imprenditore Giuseppe Imperati affinché questi concedesse in locazione a Forza Italia Pimmobile sito in Napoli, piazza Bovio. Si sarebbe dovuto adibire a sede del partito, per un canone pari a 3000 euro in luogo della originaria richiesta di euro 5000 euro. Inoltre avrebbe dato sostegno per la campagna elettorale regionale del 2015 del figlio Cesaro.

IL COMMISSARIO AD ACTA

Al fine di ottenere il rilascio del permesso a costruire, Greco tramite l’ingegnere Elefante, elargiva 12 mila euro al commissario ad acta Maurizio Biondi. A fronte della quale otteneva l’adozione della determina commissariale di accoglimento del  13 aprile del 2016. Dalle conversazioni intercettate emergeva che la somma consegnata da Greco all’ingegnere Elefante, destinata Maurizio Biondi. Ammontava complessivamente a 20mila euro, e che Elefante rimetteva al Biondi “solo” 12mila, trattenendo per sé la differenza.

L’ANNUNCIO DELLA VERIFICA FISCALE

Le indagini, che coinvolgono anche l’ex boss delle cerimonie (poi deceduto, ndr) hanno consentito di accertare che Greco avrebbe corrotto i funzionari dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Colavecchia e Marcello Ciofalo. Loro incaricati della verifica fiscale del 2012 presso la azienda di Vincenzo Campitiello. Quest’ultimo estraneo al settore verifiche in quanto incardinato presso l’ufficio legale della medesima Direzione provinciale. Ma legato da pregressi rapporti personali con l’imprenditore Greco, al quale preannunciava la notizia della imminente verifica fiscale. Si adoperava per coordinare l’operato dei funzionari addetti alla suddetta verifica, risultata “infedele” in quanto non corrispondente alle evidenze contabili.

GRECO E LA MOGLIE

Quale corrispettivo di tale verifica infedele i suddetti pubblici funzionari ricevevano da Greco e dalla moglie Angelina Rega, che materialmente approntava la provvista. La somma in contanti di euro 30000,00 rinvenuta all’interno di una borsa “24 ore” del Campitiello. Poi materialmente consegnata dal Greco all’interno degli uffici della sua società. Regali anche dal boss delle cerimonie ai politici.

A Campitiello contestati anche reati di falso ideologico in atto pubblico. Avendo attestato falsamente la sua presenza dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania a Napoli. Nei giorni e nelle ore in cui in realtà si trovava presso la sede della CIL a Castellammare. Le condotte ascritte a Casillo, Iovino e Passarelli, inerenti alla modifica della legge regionale n. 35/87 (PUT), sebbene ritenute sussistenti dal GIP, sono state qualificate quale reato di traffico di influenze illecite ex art. 346 bis c.p., fattispecie per la quale (come prevista all’epoca dei fatti) non è consentita remissione di misure cautelari.

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