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martedì, Gennaio 25, 2022
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Carabinieri ‘infedeli’ arrestati, l’interrogatorio: “Ammettiamo gli addebiti”. Scuse alla vittima e all’Arma


“Ammettiamo gli addebiti, chiediamo scusa alla vittima e all’Arma”. Si sono mostrati pentiti per quanto fatto i tre carabinieri in servizio a Giugliano arrestati nella giornata di ieri con l’accusa di aver preparato prove fittizie per arrestare un falso terrorista. Comparsi davanti al gip del tribunale di Napoli Nord Dott. Vincenzo Saladino, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere  Amedeo Luongo, Castrese Verde e Giuseppe d’Aniello (sospesi ad horas dal servizio e rinchiusi nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, ndr) per l’interrogatorio di garanzia, i tre militari hanno dichiarato di non riconoscersi nelle azioni perpetrate in quei venti giorni durante i quali hanno realizzato il falso arresto nei confronti di Osman, malcapitata ed ignara vittima. I tre carabinieri hanno chiesto scusa al ghanese ma anche alla divisa che indossano, l’Arma dei Carabinieri che ieri è stata macchiata da accuse pesanti.

Le accuse a carico dei carabinieri

Le accuse sono di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine. Le indagini che hanno portato alla luce l’attività illecita dei tre carabinieri in servizio a Giugliano sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Aversa (Caserta). A coordinare l’attività investigativa è stato il procuratore della Repubblica di Napoli Nord, Francesco Greco, in collaborazione con l’aggiunto Domenico Airoma.

Il progetto del falso attentato al centro commerciale a Giugliano

Pur sapendo che Osman era innocente, i tre carabinieri (leggi qui i nomi) sono accusati di aver posizionato una serie di documenti per dimostrare la volontà di compiere un attentato con decine di vittime in un noto centro commerciale di Giugliano. Progetto che sulla carta – questo è da chiarire – non è mai esistito. Nello specifico i militari si erano adoperati per far trovare due pistole (un revolver con matricola abrasa e 6 cartucce e una pistola semiautomatica, ndr), volantini del centro commerciale con l’indicazione delle vie d’accesso, una copia del Corano e materiale contenente propaganda fondamentalista legata all’Isis, tra cui un quaderno inneggiante ad Allah e diversi manoscritti.

Secondo quanto si è appreso, i tre militari avrebbero portato a termine questa falsa indagine allo scopo di ottenere un encomio. Come si legge nell’ordinanza “questa era un’occasione da sfruttare non solo per la fiducia dei propri superiori gerarchici ma per assurgere agli onori della cronaca quali salvatori della pubblica incolumità ed eroici tutori dell’ordine capaci da soli di sgominare una micidiale cellula terroristica”. 

Il primo tentativo

I soggetti hanno tentato di procurarsi armi clandestine, poi farle ritrovare nella disponibilità “di ignari ed estranei immigrati, colpevoli solo di essersi imbattuti nei tre carabinieri infedeli, ma solo per quelle gravi accuse a loro carico destinati ad una lunga detenzione ed al marchio dell’appartenenza a pericolosissimi gruppi terroristici”, scrive il Gip. Appartenenza che nei fatti non c’è mai stata. “La scelta della vittima – precisa il giudice –fu casuale tra i diseredati e indifesi”. 

 

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