Coronavirus. Carceri italiane in rivolta, decine di detenuti evasi dalle celle

Dopo la rivolta nel carcere di Modena, ieri pomeriggio, le proteste divampano in altri istituti penitenziari italiani, 27 secondo il sindacato di polizia penitenziaria. Una rivolta è in corso di risoluzione nel carcere di Foggia dove alcuni detenuti sono riusciti ad evadere e sono stati bloccati poco dopo dalle forze dell’ordine. Grazie alla mediazione di un dirigente della polizia, i detenuti stanno rientrando nelle celle. L’incendio appiccato davanti all’ingresso del carcere è stato spento dai Vigili del fuoco. Il carcere resta comunque presidiato dalle forze di polizia.

Circa dieci detenuti che erano riusciti a evadere sono stati catturati da polizia e carabinieri Secondo le prime informazioni i detenuti avevano divelto un cancello della ‘block house’, la zona che li separa dalla strada. I detenuti chiedevano l’indulto e maggiori garanzie per la sicurezza dal coronavirus. Alcuni parenti dei detenuti che si trovavano nel piazzale esterno avevano chiesto ai reclusi di rientrare nelle loro celle. Almeno sette i detenuti che sono riusciti ad allontanarsi, alcuni dei quali sono stati già rintracciati e bloccati. Molti detenuti si stanno arrampicando sui cancelli del perimetro del carcere. Sul posto polizia, carabinieri e militari dell’esercito.

Sei morti e altri detenuti portati in ospedale dopo la rivolta scoppiata a Modena, nel carcere di Sant’Anna. Sei sono considerati più gravi, portati nei pronto soccorso cittadini. Di questi quattro sono in prognosi riservata e in terapia intensiva, secondo quanto spiega l’Ausl di Modena in un bollettino. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette sanitari. La Procura ha aperto un’inchiesta per accertare le cause dei decessi: secondo le prime informazioni, sarebbe dovuta al fatto che, durante la rivolta, si sono impadroniti dell’infermeria e hanno assunto un’overdose di farmaci

Altre proteste sono in corso in altre carceri d’Italia: a Napoli, San Vittore a Milano, a Pavia.

Un tentativo di evasione è avvenuto anche al carcere dell’Ucciardone a Palermo. Alcuni detenuti per protesta contro lo stop alle visite in carcere per l’emergenza coronavirus hanno tentato di scavalcare la recinzione dell’istituto di pena per cercare di fuggire. Il tentativo è stato bloccato dalla polizia penitenziaria. Il carcere è circondato dai carabinieri e polizia in tenuta antisommossa. Anche le mura del carcere sono presidiate. Le strade attorno al vecchio carcere borbonico sono chiuse. Ieri sera la protesta era scattata anche al Pagliarelli, il secondo carcere di Palermo.

Da questa mattina è in corso una rivolta al carcere di San Vittore a Milano e alcuni detenuti sono saliti sul tetto della casa circondariale. Sul posto sono arrivate le volanti di Polizia.

Altre rivolte, poi sedate, erano scoppiate ieri nelle carceri di numerose città a causa delle restrizioni legate all’emergenza coronavirus. E a Verona ed Alessandria due detenuti sono morti per overdose da psicofarmaci, sottratti dalle infermerie durante le proteste.

Intanto dal Pd arriva la proposta di consentire i domiciliari a chi è vicino a fine pena per affrontare il problema del sovraffollamento. Lo spiega il senatore Franco Mirabelli: “Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena”. Anche il responsabile dem per la Giustizia Walter Verini sollecita il governo a “trovare soluzioni immediate”.

I danni a Napoli

 

Quattro reparti distrutti e danni per milioni di euro nel carcere di Poggioreale dove ieri circa un migliaio di detenuti ha dato vita a una rivolta innescata dalla sospensione dei colloqui imposta dal Dpcm per contrastare l’epidemia da coronavirus. Lo riferisce il sindacato Osapp spiegando che sono stati numerosi i tentativi di mediazione falliti. “I detenuti dell’ala destra del carcere, completamente devastata – spiega il segretario regionale Luigi Castaldo -, hanno usato la violenza e l’inciviltà per tentare di sopraffare lo Stato.

Per fortuna i ristretti dell’ala sinistra hanno invece mostrato pacificamente il loro dissenso nei confronti della sospensione dei colloqui”. Per Castaldo “la politica del Governo è stata disattenta, inefficace e superficiale di fronte alle tante criticità che vive la Polizia Penitenziaria”. “I colleghi – fa sapere – sono accorsi per sedare la rivolta pur stando fuori servizio e quelli che erano in servizio si sono trattenuti con spirito di abnegazione”.