Chi è Franco ‘Eros’, il genio informatico napoletano re del pezzotto: le basi a Marianella e Centro Direzionale

È nato in Molise ma residente a Napoli, Franco Maccarelli, il capo dell’organizzazione criminale sgominata dalla maxi operazione che ha coinvolto mezza Europa. Intanto rischiano anche i clienti del “pezzotto”. Sarebbe lui il capo dell’organizzazione che aveva messo in piedi un sistema illegale che permetteva, attraverso internet, a milioni di utenti di guardare a prezzi stracciati le paytv. Un vero e proprio network internazionale di diffusione illegale di piattaforme televisive a pagamento. Sky, Dazn, Netflix e tante altre ancora.

A stroncare la maxi truffa, che andava avanti dal 2015, un’operazione interforze denominata “Eclissi” a significare l’oscuramento del segnale pirata delle varie Iptv – il sistema di trasmissione di segnali televisivi su reti informatiche basate sui protocolli TCP/IP, in particolare sulla rete Internet, coordinata a livello nazionale da due procure, Roma e Napoli. In totale sono otto gli ordini europei di indagine emessi dalla procura di Napoli, secondo la quale alle spalle delle tv pezzotte ci sarebbe una vera e propria associazione a delinquere a carattere transnazionale.

 

Tutto ha inizio da un controllo in via dell’Abbondanza, siamo a Marianella, seguendo una segnalazione, gli inquirenti bussano in casa di Flora Gianniello, una degli indagati. Spunta un piccolo tesoro di documenti: decoder, tessere sky, encoder, materiale informatico, documentazione, ma anche contanti per oltre 17mila euro. Una sorta di archivio interamente riconducibile a Franco Maccarelli, uno dei nomi chiave di questa vicenda, su cui gli inquirenti cominciano a tessere la trama di verifiche. È il 27 gennaio del 2017, il primo passo di una inchiesta che ha consentito di mettere a fuoco il ruolo di esperti informatici, di reseller (venditori), di fiancheggiatori in grado di procurare strumenti e canali utili per veicolare i soldi della frode su conti correnti sicuri.

 

 Le tre centrali televisive predisposte per la diffusione illegale del servizio, si legge nell’ordinanza cautelare del gip Fabio Provvisiero, si trovavano in via dell’Abbondanza, a Marianella, e al Centro direzionale, in due appartamenti dell’isola G1. Si tratta dell’abitazione e di due uffici di Franco Maccarelli, classe 1978, ritenuto uno dei principali artefici del colossale imbroglio.

Un genio della tecnologia, Maccarelli, come è emerso dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli: «L’importanza del ruolo rivestito — si legge nell’ordinanza — è riscontrabile anche quando per conto dell’organizzazione coordina gli interventi di esperti programmatori e soggetti preposti alla mitigazione di minacce hacker verso l’infrastruttura privata. Inoltre Maccarelli controlla una platea di reseller (rivenditori, ndr) dediti alla vendita esclusiva del flusso internet pirata». Grazie a questo sistema, l’indagato — che non risulta svolgere attività lavorative — incamerava, soprattutto grazie a PayPal, enormi quantità di denaro.

I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di Iptv (Internet Protocol Television, un sistema di trasmissione di segnali televisivi su reti informatiche, ndr) con la circostanza aggravata del reato trasnazionale. Nell’ordinanza il giudice sottolinea anche che è stato rinvenuto «un sofisticato sistema organizzato di frode finalizzato alla captazione e diffusione di prodotti destinati alla Tv a pagamento, con notevole danno ai titolari dei diritti e frustrazione del libero mercato». Numerosissimi, è emerso, i clienti napoletani. Una delle conseguenze del malcostume è che, come sottolinea il Codacons, vanno a pagare di più gli abbonati regolari: «La forte diffusione di piattaforme che consentono di vedere gratuitamente le pay-tv, ha effetti fino al +10% sui prezzi degli abbonamenti televisivi, a discapito di tutti gli utenti che in modo regolare acquistano pacchetti legati alle tv a pagamento», motivo per cui «oltre a rappresentare una forma di illegalità, la pirateria porta ad un ingiusto incremento delle tariffe a carico di chi si abbona in modo regolare alle tv a pagamento».