Innocente ucciso dalla camorra, 16 anni fa l’omicidio di Attilio Romanò

Attilio Romanò era una persona perbene. Eppure, anzi, purtroppo a Napoli le persone perbene possono essere coinvolte in episodi che nulla hanno a che fare con la loro indole, con la loro cultura, con il loro vissuto. Sedici anni fa accadde questo. Quel giovane perbene pagò con la vita l’essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anzi, in un periodo di sangue, quello della prima faida quando i Di Lauro e gli scissionisti replicavano morto su morto nella loro guerra per il controllo dell’area nord. Oggi ricorrono 16 anni esatti dalla sua morte. La ‘vittima designata’ quel giorno infatti in via Miano Capodimonte (zona Quadrivio di Secondigliano) doveva essere un nipote di Rosario Pariante, boss di Bacoli che faceva parte dei colonnelli che si erano ammutinati al loro boss, Paolo Di Lauro che aveva delegato le decisioni e, soprattutto la gestione del clan, al suo primogenito Cosimo.

Il contesto in cui maturò l’omicidio di Attilio Romanò

L’omicidio aveva un movente preciso, uccidere chi in quella fase (era il 24 gennaio 2005) aveva abbandonato la ‘Casa Madre’ cioè i Di Lauro, per passare dalla parte degli Scissionisti. Il killer entrò nel negozio di telefonia dove il 29enne Attilio  lavorava, credendo di avere di fronte il titolare, Salvatore Luise, in quel momento assente. In realtà, come riferì all’epoca il gip, neppure quest’ultimo risultava essere vicino alla camorra, se non per il fatto di essere nipote di Rosario Pariante. Mario Buono ‘Topolino’, all’epoca dei fatti, maggiorenne da pochi mesi, non ebbe alcuno scrupolo a sparare. Solo nei secondi immediatamente successivi al delitto si rese conto che aveva sbagliato tragicamente ‘obiettivo’ e fuggì: il caso volle che in quel momento si trovasse in zona una pattuglia di carabinieri che, conoscendo la vicinanza del giovane ai Di Lauro, cercò vanamente di raggiungerlo rimanendo intrappolati nel traffico. La fuga di ‘Topolino’ durò poco: fu catturato dopo qualche giorno.

Un delitto senza ‘mandante’: ergastolo cancellato per Marco Di Lauro

L’omicidio Romanò purtroppo resta senza una mandate. Poche settimane fa infatti la Cassazione ha cancellato l’ergastolo per Marco Di Lauro. La decisione della Suprema Corte è relativa al processo che vedeva Di Lauro junior imputato come il mandante dell’omicidio del 29enne. Tutto da rifare dunque per ‘F4’ con la necessaria celebrazione di un nuovo processo d’appello dopo l’ennesimo annullamento. Decisive le argomentazioni dei difensori di Di Lauro, gli avvocati Gennaro Pecoraro e Andrea Imperato (in sostituzione oggi dell’avvocato Sergio Cola).

Pentiti non affidabili

I legali sono riusciti a convincere la Suprema Corte delle incongruenze del racconto dei collaboratori di giustizia che inchiodavano l’ormai ex ‘fantasma di Secondigliano’ e in particolare quelle dei pentiti Vincenzo Lombardi e Carlo Capasso. Per i pentiti dopo l’arresto di Cosimo Di Lauro fu Marco a continuare nella strategia stragista che voleva la cosca di via Cupa dell’Arco andare a caccia di tutti coloro legati in qualche modo agli Scissionisti. In uno di questi agguati morì tragicamente Attilio Romanò, totalmente estraneo al mondo della criminalità organizzata. Il reale obiettivo quel giorno doveva essere un nipote di Rosario Pariante. A sparare fu l’appena 20enne Mario Buono ‘Topolino’ arrestato poi qualche tempo dopo a Lecce. Un omicidio di cui però, per la Cassazione, non c’è mandante.

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