Taglialatela ricorda il Maradona uomo: “Mi fece aumentare lo stipendo, pagò l’aereo a un compagno in difficoltà”

Il racconto di Pino Taglialatela di Diego Armando Maradona
Il racconto di Pino Taglialatela di Diego Armando Maradona

Pino Taglialatela, ex calciatore, ha esordito quando Maradona era ancora a Napoli. Erano i suoi ultimi giorni, Diego oramai spingeva per andare via. Troppe le pressioni dopo gli scandali.  «E’ stato il più grande in mezzo al campo ma è stato anche una grande persona. Sono sconvolto e addolorato ma in questo momento di smarrimento, per tutti quelli che lo hanno applaudito ed amato, vorrei sottolineare le doti umane di Diego che prima ancora che mio compagno di squadra è stato un amico ed una persona su cui potevo contare. Mi reputo molto fortunato ad aver potuto vivere tanti momenti insieme a lui, giorni fa abbiamo realizzato un video al “Mazzella” per augurargli buon compleanno e la gioia più grande è stata leggere la sua risposta ed i suoi ringraziamenti. Oggi è il tempo del dolore e del rimpianto ma anche della gratitudine: grazie Diego per aver reso il calcio più bello e più grande, chiunque ami lo sport non potrà mai dimenticarti».

Gli ultimi giorni di Maradona a Napoli

Quel periodo fu un dramma per il Maradona uomo. Questo poi ha minato anche il seguito della sua vita. Lui era troppo grande per tutti ed era molto difficile stargli dietro. La sua grandezza superava qualsiasi cosa. Ogni cosa che succedeva era un assalto a lui, mediaticamente era una bomba. Lui si rifiugiava negli allenamenti che facevamo e in queste partite di calcetto. Moggi mi assegnò il compito di fare una partita di calcetto con lui il giovedì sera, era un premio per me perché ho vissuto con Diego momenti belli e spero di essergli stato, anche se solo in piccola parte, una spalla amica. Aveva bisogno di tutt’altro, non di quello che gli è stato fatto. Doveva essere tutelato.

Noi potevamo arrivare fino a un certo punto, poi la sua vita la decideva lui. Di cattiverie gliene sono state fatte tante. Per esempio nel 1994 lui si stava disintossicando e lui aveva bisogno di medicinali, lo sapevano tutti e lo hanno tradito, dandogli il colpo di grazia. Mi ricordo l’esordio in Serie A contro la Juventus: ci fu un cross di Corini, la palla finì sulla mano di Casiraghi che segnò. Il coro su Baldas? Io ero frastornato, per me era incredibile. Maradona in campo non protestava mai, magari lì per lì neanche se ne accorse. Fu furbo e bravo Casiraghi”.

L’AUMENTO DI STIPENDIO – L’aneddoto degli aneddoti resta quello dell’aumento del suo stipendio. Ricorda tutto come se fosse successo ieri. «Era la vigilia di Napoli-Parma, eravamo nel ritiro di Soccavo. Con Diego c’eravamo io, Crippa, De Napoli, Ferrara e Galli. Mentre mangiava un trancio di pizza con cipolla e tonno dello chef Maresca, mi chiese quanto guadagnassi. Noi ragazzi che provenivamo dal settore giovanile guadagnavamo poco. Risposi “Sessanta milioni”. All’epoca c’erano le lire. “Sessanta milioni al mese?”, chiese Diego. E io di rimando: “Magari, sessanta all’anno…”. Diego replicò in maniera energica, urlando e chiedendo spiegazioni a Luciano Moggi. Nacque una discussione tra i due. Durante la notte non riuscii a dormire. Mi sentivo un po’ in colpa anche se tutti sapevano che l’iniziativa non era partita da me. La vittoria sul Parma per 4-2 (doppiette sua e di Careca) aiutarono a far evolvere la situazione in maniera positiva. Mentre ero nello stanzone, il massaggiatore Carmando mi disse che Moggi voleva parlarmi. Rimasi a lungo sotto la doccia, pensavo a tante cose. All’uscita dallo spogliatoio, Moggi mi disse: “Siediti e firma”. Mi triplicarono lo stipendio, rinnovando il contratto per cinque anni».

QUANDO PAGÒ L’AEREO – Maradona aveva un rapporto speciale con i più giovani della rosa, soprattutto quelli che mostravano impegno e dedizione. «Era sempre presente con noi ragazzi più giovani. Una volta lui arrivò a Soccavo. Era il 22 dicembre 1985. Una Soccavo vuota – continua Taglialatela –. Diego venne a salutare lo chef Maresca e Starace, attuale magazziniere, allora cameriere del centro sportivo. Si accorse che in sala c’eravamo soltanto io (fui convocato in prima squadra come terzo portiere, assistendo poi alla partita dietro la porta insieme a Castellini, nostro preparatore) e Lampugnani, di ritorno da una partita della Primavera. Io aspettavo l’indomani mattina per prendere la nave e far ritorno a Ischia, il mio compagno avrebbe dovuto raggiungere in treno la lontana Mantova. Praticamente quasi due giorni dopo l’ultima partita giocata… Maradona ci chiese cosa ci facessimo ancora lì nonostante il periodo natalizio. Diego chiamò il segretario e pagò a Lampugnani un volo di andata e ritorno. Maradona aveva un cuore grandissimo. Devo molto a lui, mi ha insegnato tante cose. Sono stato sempre coccolato da lui, mi prese sotto la sua ala protettiva. Ho fatto tutta la gavetta con la maglia del Napoli. Non solo Diego, tutto il gruppo era fantastico. Era un Napoli vincente, spesso venivo aggregato alla prima squadra. Ricordo ancora lo scudetto, momento indimenticabile».