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Giugliano. “Dimmi dov’è la roba”, sequestrano e minacciano l’amico per farsi rivelare il nascondiglio

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Associazione finalizzata al traffico di droga con aggravente camorristica: questa l’accusa a carico di  Antonio Manna e per il 22enne di Melito Emanuele Barbato, finiti in carcere, mentre Matteo Bennardino, invece, è finito ai domiciliari con  l’accusa di di detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di hashish. L’attività investigativa è partita dalle dichiarazioni di due fratelli indagati nello stesso procedimento. Questi ultimi sono figli della compagna di un collaboratore di giustizia, considerato dagli inquirenti vicino al clan Mallardo, Alle parole dei due hanno fatto seguito i riscontri investigativi, basati inanzitutto sulle intercettazioni telefoniche. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, dalle indagini sarebbe emersa l’operatività del gruppo ed in particolare di Manna, che avrebbe avuto un ruolo di rilievo. Il 45enne è, inoltre, considerato dagli investigatori il referente del clan Amato-Pagano’.

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Nel periodo monitorato dagli uomini dell’Arma, ci sarebbe stata la possibilità di ‘muovere’ almeno 112 chili tra hashish e marijuana. Il lavoro dei carabinieri avrebbe fatto luce su diversi particolari. I fratelli, che all’interno della presunta organizzazione sarebbero stati incaricati di custodire la droga, ne avrebbero ceduto una quantità da parte. La merce sarebbe stata data a Bennardino, senza l’autorizzazione degli altri. Sarebbero, poi, spariti dalla circolazione. Secondo la ricostruzione, Barbato avrebbe privato per alcune ore della libertà personale un amico dei due per farsi rivelare il nascondiglio. II 22enne dovrà rispondere anche dell’accusa di sequestro di persona. I carabinieri hanno trovato due pistole con munizioni: una 357 Magnum e una Browning semi-automatica calibro 9×21.

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