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I clan di Scampia come Narcos, due squadroni della morte come la Colombia di Escobar

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L’organizzazione militare degli Abete-Abbinante durante la terza faida era accuratissima: ognuno aveva un ruolo, un ‘grado’, c’era chi decideva gli omicidi e chi li compiva. Un’organizzazione da esercito romano che si rifletteva nella costituzione di due squadroni della morte, due gruppi di fuoco accuratamente scelti come ‘gli angeli del demonio’ che imperversavano nella Colombia di metà anni Novanta, la Colombia della guerra di Pablo Escobar contro il cartello di Cali. A Scampia operavano dunque due distinti gruppi, due paranze, una ai Sette Palazzi e l’altra allo Chalet Baku. E’ questo uno dei particolari che emerge nell’ordinanza di custodia cautelare sull’omicidio di Mario Perrotta, il giovane pusher legato a Pietro Maoloni della Vanella Grassi finito nel mirino degli uomini di Giuseppe Montanera, all’epoca vera mente decisoria del clan.

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A rivelare l’esistenza dei due ‘squadroni’ è stato il collaboratore di giustizia Pasquale Riccio:«Per gli omicidi del gruppo Abete-Notturno le decisioni le prendeva Giuseppe Montanera ed il loro gruppo di fuoco che era composto da due batterie: una ai Sette Palazzi ed un’altra allo Chalet Baku. La batteria dei Sette Palazzi era composta da Valerio Caiazzo, Giovanni Marino, ogni tanto Giovanni Raia poi si aggiunse Salvatore Baldassarre e altri tre quattro tra cui Simone Sacchettino, Diego Totti, Gianluca Vitale. La batteria dello Chalet Baku era composta da Armandino Ciccarelli, Giuseppe Ambra, Vincenzo Brandi, Costantino Raia, Tre Det che si alternava tra il Baku e i Sette Palazzi. L’unico omicidio commesso dal Baku è stato quello di Perrotta».

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