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«Sono corpi di contadini», Napoli spera ancora ma si aspetta l’esame del Dna

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Cinque corpi sembrati, un giallo che s’infittisce, l’ansia e la paura di avere davanti una macabra verità o la speranza di rivederli vivi. Tante emozioni, cosi diverse, quelle che stanno provando i familiari dei tre napoletani scomparsi in Messico. La scoperta del ritrovamento di resti umani in alcune buste ha spinto -come riporta il Mattino in anteprima – l’avvocato di familiari ad avanzare le procedure legali internazionali per chiedere che su quei poveri resti venga eseguito l’esame del Dna, comparato con i codici genetici dei nostri connazionali svaniti nel nulla. Adesso c’è da capire se quei corpi siano realmente dei tre napoletani scomparsi.

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Anche se al momento è impossibile dare certezze sull’identità delle vittime, pare che -visto il colore della pelle e le caratteristiche fisiche  di queste ultime- si tratta di cinque messicani ‘campesinos’.

Intanto nei prossimi giorni si darà il via ad una task force dell’Interpol che darà una mano agli investigatori locali a fare chiarezza sulla vicenda. In Messico sono tante le voci che circolano, soprattutto quelle sulla veridicità delle dichiarazioni fornite dai quattro poliziotti accusati di aver ‘consegnato’ nelle mani della criminalità locale i tre napoletani. Per Francesco Russo -riporta GiustiziaNews– la cosa più importante è individuare i due agenti ricercati, Hugo Martinez Muniz e Hilarion Mejia Farias, rispettivamente, responsabile e capitano della presidencia municipal di Tecalitlan.

 

 

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