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Un summit diventato una trappola, quattro anni fa la strage di vico Nocelle

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Sono ormai trascorsi quattro anni dal duplice omicidio di vico Nocelle a Materdei. Un agguato costato la vita al ras del Cavone di piazza Dante Salvatore Esposito e a Ciro Marfè, uomo del clan Sequino della Sanità (oltre al ferimento di Pasquale Amodio). Un episodio tornato prepotentemente in auge con l’ultima ordinanza di custodia cautelare eseguita qualche mese fa nei confronti di Enrico La Salvia, uomo del gruppo di via Santa Maria Antesaecula. L’agguato contro Bottone e Pandolfi e prima ancora il raid contro lo stesso La Salvia e Giovanni Sequino ‘Pallino’, nipote dei boss Salvatore e Nicola, si inseriscono nel quadro generale della guerra tra gli stessi Sequino e i Vastarella, guerra iniziata proprio dopo il duplice agguato di vico Nocelle. A spiegarlo per primo ai magistrati il collaboratore di giustizia Rosario De Stefano che chiarì i motivi della morte del ras del Cavone: «Faccio presente che proprio per lo sconfinamento fatto da Totore Esposito che era andato a riscuotere una tangente dai parcheggiatori abusivi dietro al teatro Bellini, zona di competenza del clan Lepre, fu la causa della sua uccisione. Totore Esposito, in realtà, una volta fuoriuscito dal clan Lepre, ha iniziato a gestire le attività illecite nella zona del Cavone di piazza Dante ed a un certo punto si è alleato con Totore Sequino con quale divideva la metà dei suoi proventi illeciti».

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Vico Nocelle rappresentò la ‘dichiarazione di guerra’ tra i Vastarella e i Sequino

Nelle intercettazioni in carcere, contenute nell’ordinanza che mesi fa portò all’arresto del gruppo dirigente dei Sequino, c’è tutto il malcontento di Salvatore Sequino nei confronti di Patrizio Vastarella che del summit di vico Nocelle doveva essere garante come spiegato dallo stesso De Stefano:«Totore Esposito era il reggente, per conto dei Sequino della Sanità, del clan del Cavone di Piazza Dante; so per certo che Totore Esposito entrò in contrasto con il clan della zona di Piazza Mazzini… omissis… ebbene, Totore Esposito …omissis…. in contrasto con i menzionati soggetti di piazza Mazzini per la divisione del territorio dove venivano compiute le estorsioni ai parcheggiatori nei pressi di piazza Bellini. Su tale circostanza posso riferire nel dettaglio dal momento che io ho fatto il “doppio gioco” da una parte per conto di Totore Esposito e dall’altra di omissis e gli altri, nel senso che Totore Esposito mi diede un telefonino bianco a sua volta datogli da Giovanni Sequino con una scheda dedicata e mi chiese di fare da specchiettista volendo uccidere i componenti del gruppo di Piazza Mazzini (promettendomi in cambio 3mila euro e diverse dosi di cocaina) e dall’altra il omissis e gli altri (ai quali io andai a riferire che Totore Esposito li voleva ammazzare) mi chiesero a loro volta di “filargli” Totore Esposito consentendogli di ammazzarlo a loro volta».

Vastarella doveva essere il garante

«Preciso che io, avendo paura, non ho filato né l’uno né l’altro ed anzi ho riferito tutto confidenzialmente alla Squadra Mobile. nel contesto di questo contrasto apertosi tra Totore Esposito (referente dei Sequino) da una parte e il clan di Piazza Mazzini dall’altra, so per certo che ad un certo punto fu interpellato come garante e come paciere Patrizio Vastarella, che poi è quello che si è venduto Totore Esposito; nel dettaglio fu chiesto a Vastarella Patrizio di presenziare ad una riunione che si tenne a vico Nocelle dove parteciparono Patrizio Vastarella, Antonio Vastarella, il figlio di Lelluccio o Femminiell chiamato Tony o Tommy, Fabio Vastarella e Maicol o nir, Totore Esposito, Genny o Cecato, Pasquale Amodio, o chiattone (che poi è morto con Totore Esposito), o Barone e tale Milk; tale riunione si tenne a casa di uno che si chiama o scognato, luogotenente di un clan del Vomero». Dichiarazioni che danno ulteriore fondamento a quelle di un altro pentito, Daniele Pandolfi, che ha spiegato cosa accadde dopo quell’episodio, una vera e propria dichiarazioni di guerra tra i due gruppi.

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