È una ipotesi investigativa non una prova certa ma ciò che è invece risulta è che Flavio Salzano, il 29enne ammazzato a Ponticelli la notte del 30 agosto era nel commando che aveva ucciso Nunziata D’Amico detto la “passilona”, freddata al “Brox” con una decina di colpi di pistola. Pertanto Salzano sarebbe morto per mano dei D’Amico che lo avrebbero ucciso per questa ragione. Attirato in una trappola da qualcuno che conosceva e di cui si fidava, al punto da incontrarsi in un luogo isolato di Ponticelli. Così è stato ucciso, poco minuti dopo la mezzanotte un affiliato al clan De Micco sfuggito alle manette il 20 giugno scorso.
Le forze dell’ordine lo cercavano per traffico di droga, ma l’hanno trovato prima i killer che con quattro colpi alla testa lo hanno eliminato. Un omicidio non chiaro nel movente, che apre la strada a diversi scenari tutti inquietanti: un attacco dei De Luca Bossa, un’epurazione interna, una dichiarazione di guerra da parte dei gruppi di Volla e del Rione De Gasperi. Serve tempo per capire e nel frattempo gli investigatori cercano discoprire dove si era nascosto il latitante in questi due mesi. La polizia ha scoperto il cadavere di Flavio Salzano, 29enne che aveva festeggiato da latitante il compleanno lo scorso 28 luglio, grazie e una telefonata anonima su cui sono in corso accertamenti.
Il giovane era al posto di guida, con il capo chino, di una Ford C Max rubata il mese scorso a San Giuseppe Vesuviano. Gli esperti della “Scientifica” hanno raccolto e sequestrato cinque bossoli calibro 9×21, quattro dei quali andati a segno alla testa. La prova che l’affiliato ai De Micco, con un passato legato ai D’Amico, è stato centrato da distanza ravvicinata e non ha avuto il tempo neppure di tentare una fuga impossibile. Flavio Salzano non aveva documenti addosso e la circostanza ha impedito una rapida identificazione del cadavere.
Tra l’altro, è servito tempo per girarlo e controllare che non avesse carta d’identità o patente nelle tasche dei pantaloni indossati insieme con una maglietta. Per gli investigatori il luogo in cui si nascondeva alle forze dell’ordine non era lontano da Ponticelli e forse l’appuntamento serviva per fargli cambiare posto. Masi è fidato delle persone sbagliate oppure c’era un conto da regolare di cui non immagina-va. Le indagini sono condotte dai poliziotti della squadra giudiziaria del commissariato Ponticelli e dai colleghi della Squadra mobile della questura.Investigatori tutti esperti e pro-fondi conoscitori del territorio,dove i De Micco sono il clan più forte.
IL ROMA