Almeno 95 morti sino ad ora accertati, ma si teme che il bilancio diventi più pesante. Un numero imprecisato di persone ancora disperso e irrintracciabile. Case distrutte, strade allagate, vetture ammassate come in uno scasso. Collegamenti in tilt o completamente saltati. La Comunità Valenciana è in queste ore devastata dagli effetti dell’alluvione causata da “Dana (“Depresion Aislada en Niveles Altos)”, il fenomeno meteorologico tipico della Spagna e del Mediterraneo Occidentale che ha portato forte piogge e venti da cui sono scaturite le esondazioni di diversi fiumi che hanno poi inghiottiti le abitazioni.
I Paesini coinvolti
Se la città di Valencia sembra, almeno sino ad ora, risparmiato dalla furia dell’alluvione, l’elenco dei paesini limitrofi invece quasi del tutto distrutti è nutrito. In realtà, oltre alla Comunità Valenciana, sono coinvolti anche alcuni territori dell’Andalusia e si teme che anche a Barcellona e in Catalogna possa accadere qualcosa di simile nelle prossime ore. Morte e la distruzione sono arrivati ad Albal, Alcasser, Aldaia, Alfafar, Benetusser, Catarroja, Chiva, Cheste, Lloc Nou de la Corona, parte di Manises, Massanassa, Monserrat, Paiporra, Picanya, Silla, Torrent.
La testimonianza raccolta da InterNapoli
Sara Carducci è una napoletana che vive e lavora a Valencia, dove si è trasferita da diversi anni. Insieme ad altri connazionali e agli spagnoli sta dando una notevole mano per la ricerca degli italiani dispersi nei territori alluvionati fornendo informazioni anche tramite i social network.
«Io e la mia famiglia stiamo bene. La situazione a Valencia città è sotto controllo». Fatta questa premessa, Carducci non può omettere un importante particolare. «L’allarme della Protezione Civile spagnola è arrivato in ritardo (il documento mostrato da Sara è quello delle 20.11 di ieri, martedì 29 ottobre ndr.) quando le persone erano ancora per strada. Si è sottovalutata l’intensità della pioggia. Tutti sono d’accordo che l’allarme è arrivato tardi».
I danni sono incalcolabili. Afferma Sara Carducci: «Ci sono famiglie che sono rimaste senza casa e abbiamo messo a disposizione le nostre per recuperare vestiti e qualunque altra cosa di cui hanno bisogno gli sfollati. Ci sono molte città che non hanno luce – prosegue Sara – e sono senza acqua. Hanno diramato un’allerta sulla rete idrica e anche a Valencia tutti si sono buttati nei supermercati per trovare acqua, ma oramai scarseggia. Si sono rivissute le scene del periodo iniziale del Covid».
La ricerca dei dispersi
Su Facebook anche Sara Carducci ha postato una pagina dedicata al servizio emergenze e allo scambio di informazioni per il ritrovamento dei dispersi (https://www.facebook.com/crisisresponse/1718720632311463/friends/?alias=1718720632311463&source=notif_friend_safe¬if_id=1730289510743033¬if_t=crisis_status&ref=notif&locale=it_IT9).
Sara spiega come ci sia un «filo diretto con il consolato di Barcellona che ci informa della situazione e pubblichiamo nomi di persone disperse/non rintracciabili. Pubblichiamo sui social e sui vari gruppi di italiani». Carducci conferma: «Ci sono italiani che non riusciamo a rintracciare che sono nei paesini coinvolti. Il problema principale è che non possiamo uscire da Valencia, i paesini intorno non sono raggiungibili. Le autostrade sono chiuse, la metro è chiusa, i bus circolano solo per Valencia città e c’è gente bloccata da ieri in aeroporto».
La napoletana residente a Valencia conclude con una considerazione amara. «C’era gente all’Ikea, che credeva come tutto fosse sotto controllo perchè realmente ieri non ha piovuto quasi e quindi è stato preso sotto gamba. Il giorno prima invece anche qui a Valencia piovuto tantissimo. Non hanno calcolato bene dei letti dei fiumi di tenere gli argini. E queste sono le conseguenze».