Luigi Manfuso
Luigi Manfuso

Si chiamava Luigi Manfuso l’operaio 59enne morto mentre lavorava nel cantiere della Metro Linea 1. Ieri la tragedia si è consumata alla stazione Tribunale, al Centro Direzionale. Secondo le prime indiscrezioni il lavoratore sarebbe caduto in un fossato e deceduto in ospedale per le ferite riportate. Le dinamiche di quanto accaduto sono al vaglio dell’autorità giudiziaria. Originario di Gragnano, Luigi Manfuso lascia moglie e due figli.

L’accaduto è stato denunciato Massimo Sannino, sindacalista della Filca Cisl Campania, il sindacato dei lavoratori edili. La stazione Tribunale della Linea 1 è la fermata di intermezzo tra il Centro Direzionale e Poggioreale. Attualmente sono tutte ancora in costruzione, nell’ambito del progetto di estensione della linea ferroviaria metropolitana fino all’aeroporto di Capodichino.

«Le brave persone ci lasciano Sempre… Sarà sempre vivo il tuo ricordo, nei cuori dei veri GRAGNANESI», si legge in uno dei tanti post dedicato a Luigi Manfuso su Facebook.

Morte Luigi Manfuso, la nota del segretario generale della Fillea Cgil di Napoli Giovanni Passaro

«Un nuovo incidente mortale è avvenuto nel cantiere della linea 1 della Metropolitana, nel tratto compreso tra il Centro Direzionale e Capodichino. A morire di lavoro, Luigi Manfuso, 59 anni, dipendente della società Icm per conto di Metropolitana di Napoli. Luigi lascia due figli e la moglie». A dare la notizia è, in una nota, il segretario generale della Fillea Cgil di Napoli, Giovanni Passaro, che aggiunge: «Non possiamo chiamarle disgrazie, è urgente rimettere mano alla legislazione nazionale sul lavoro, introducendo il reato di ‘omicidio colposò e riaprire una stagione contrattuale che recuperi un maggiore potere di controllo e contrattazione sull’organizzazione nei luoghi di lavoro».

«Di fronte all’ennesima morte sul lavoroafferma Passarosi solleveranno sempre le solite grida di indignazione e di denuncia. Le stesse che ascoltiamo ad ogni infortunio mortale, ormai una media di tre al giorno. Indignazione necessaria e ampiamente motivata, ma non sufficiente. È invece urgente intervenire sulle cause che stanno alla base di questi tragici infortuni».

«Fuori da ogni scrupolo, è bene secondo Passaro non sottovalutare la propensione delle imprese a ridurre i costi, a risparmiare sulla sicurezza, a spingere fino ai limiti irraggiungibili i ritmi di lavoro». «La sempre maggiore ricattabilità della forza lavoro, assieme alle responsabilità delle imprese nel ridurre i costi per la sicurezza conclude Passarostanno alla base di questa micidiale impennata di infortuni mortali». 

 

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