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CRISPANO, IL BOSS VA ALLA FESTA: CI VOGLIONO MALE


«Sono dispiaciuto e amareggiato per quanto è successo alla nostra festa»: poco dopo le 12 Antonio Cennamo, che a Crispano tutti chiamano «Tanuccio ‘o malommo» e che per polizia e carabinieri è il capo dell’omimo clan legato da sempre ai Moccia, è salito sul giglio dei Tigrotti, ha preso il microfono e ha saluto la sua paranza. Ed è stato subito silenzio. Irreale. Antonio Cennamo con voce calma ha aggiunto: «Ci sono troppe malelingue e qualcuno che ci vuole male», poi l’orchestrina appollaiata sulla pedana superiore del Giglio dei Trigrotti, ha attaccato una assordante polka anni cinquanta, mentre il boss di Crispano aiutato dai quattro fedelissimi, è sceso dall’obelisco. Con un lieve cenno della testa, ha salutato quei centotrenta cullatori, che sudati e sbuffanti, all’unisono si sono caricati sulle spalle decine di tonnellate di pali di legno, per riprendere la sfilata, mentre «Tanuccio ‘o malommo» riprendeve al strada di casa, tra un’ala di gente. Antonio Cennamo, ha voluto lasciare il segno a quella che ha definito la «nostra festa», e anche lanciare un messaggio, forse per la mancata autorizzazione per il palco dei Tigrotti, decisa dalla commissione prefettizia, che dall’ottobre scorso amministra la città, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per condizionamento della camorra. Il boss era uscito di casa, qualche minuto prima, e attorniato dai suoi si era infilato nella parte inziale del corteo, quella che precede di qualche metro il giglio dei Tigrotti, seguito da quello della paranza di Barra. Doveva esserci Cennamo per rispetto alla paranza dei Tigrotti, che in un manifesto del 7 giugno lo avevano pubblicamente invitato per i trenta anni della paranza, definendolo «capoparanza storico». Doveva esserci anche per ribadire il suo ruolo e il suo potere. Tutti a Crispano, specialmente gli amministratori della giunta del sindaco Carlo Esposito, sciolta per condizionamenti della criminalità, ricordano che nel giugno del 2004, durante i festeggiamenti per la Madonna del Buon Consiglio, i supporter di Antonio Cennamo, omaggiarono il boss con una gigantografia e una dedica, perché era in cella accusato di omicidio, per il quale è stato poi successivamente assolto. Nello stesso pomeriggio, al culmine della ballata del giglio eseguita sotto l’abitazione del boss, i carabinieri filmarono politici, religiosi e cittadini mentre si commuovevano alla lettura di una lettera di «Tanuccio ‘o malommo» spedita da Poggioreale. Quell’episodio di devozione, fu determinante per lo scioglimento, deciso nell’ottobre del 2005. E di devozione Antonio Cennamo ne ha avuta tanta. Sabato sera, quando per le strade di Crispano c’è la sfilata delle sole bande musicali, quella dei Tigrotti si è fermata sotto l’abitazione di «Tanuccio». Dopo il secondo brano e una «girata» dei suonatori, Antonio Cennamo si è affacciato al balcone. Al termine tutta la gente, suonatori compresi, hanno girato le spalle al balcone dove c’era Antonio Cennamo e hanno fatto partire un lungo applauso. Un omaggio coperto e sottile, studiato, per dare modo a chiunque di difenersi dall’accusa di aver applaudito il capo clan a causa delle spalle girate. Poi per tutto il giorno, Antonio Cennamo non si è più visto. Dopo avere «cullato» il Giglio per tutte le strade di Crispano, l’obelisco è stato poggiato al centro della piazza principale di Crispano, in attesa dello spettacolo musicale, sul palco dell’associazione «Nuova Crispano 2005», l’unica autorizzata a gestire questo aspetto della kermesse. Poi la festa è rientrata nei binari canonici, con i bambini a giocare con le riproduzioni del giglio, imitando i cullatorio veri, e le famiglie con il vestito della domenica.


MARCO DI CATERINO – IL MATTINO 19 GIUGNO 2006

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