Armando Palma
Armando Palma

Era detenuto nel carcere di Vibo Valentia, in Calabria, perché condannato a 6 anni e 9 mesi per associazione di stampo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. “Vieniti a mettere a posto al Selcione”, avrebbe detto alla persona offesa, insieme al complice Cerqua Carmine.

Palma Armando, giuglianese classe 61, è stato scarcerato dal Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, Presidente Maria Teresa Carè, con concessione della detenzione domiciliare presso la sua abitazione di Giugliano. L’uomo, soprannominato “Armanduccio 29”, ritenuto un ras del clan Mallardo, è difeso dall’avvocato Felice Foresta del Foro di Catanzaro e dall’avvocato Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord.

L’arresto di Armando Palma

Palma fu arrestato dai Carabinieri della Compagnia a seguito di indagini avviate nell’ottobre del 2016, che avevano in precedenza consentito l’individuazione degli autori di un’attività estorsiva ai danni di un imprenditore di Giugliano in Campania impegnati nei lavori Piu Europa di rifacimento di una chiesa in via Camposcino.

La prosecuzione delle indagini, consistite principalmente in operazioni di intercettazioni e corroborate dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha consentito di accertare che il Palma uno degli autori dell’estorsione – era affiliato di lungo corso del clan Mallardo, organizzazione camorristica operante sul territorio di Giugliano. Egli dunque, nel compiere l’azione estorsiva, non si era limitato a spendere la forza intimidatrice del clan Mallardo, ma aveva agito per conto del sodalizio, al quale è pienamente organico. Palma infatti percepiva dal clan la. “mesata” e, nel corso della detenzione in carcere, aveva continuato a riceve assistenza economica per se e per i suoi familiari, a suggello di un perdurante vincolo con l’associazione mafiosa. Proprio l’importo dello “stipendio” spettante all’indagato era all’origine di alcuni contrasti con i vertici dell’organizzazione, in quanto l’indagato rivendicava l’importanza e la durevolezza del contributo prestato alle attivita del clan Mallardo, ritenendosi perciò meritevole di uno “stipendio” dell’importo più elevato di quello che gli era stato riconosciuto.

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