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martedì, Dicembre 7, 2021
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«La lite che rischiò di spazzare via l’Alleanza di Secondigliano», parla il superpentito dei Contini


Anche nell’Alleanza di Secondigliano non mancavano i dissidi e le tensioni interne. E’ questo uno dei tanti particolari emersi dalle oltre duemila pagine di ordinanza di custodia cautelare in carcere che lo scorso giugno hanno smantellato il maxi gruppo. Fondamentali, per il lavoro degli inquirenti, si sono rivelate le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno spiegato tenuta e portata dell’enorme business gestito dal ‘mostro a tre teste’. Tra coloro che hanno parlato dei rapporti interni al gruppo c’è Pasquale Orefice che ha raccontato ai magistrati di una lite avvenuta qualche anno fa tra Ettore Bosti, figlio di Patrizio, e Alfredo De Feo, ossia colui che teneva la contabilità del clan, lo stesso raggiunto nei mesi scorsi da una nuova ordinanza di custodia cautelare (leggi qui).

«Una volta in particolare Ettore Bosti figlio del Patrizio aveva litigato con Alfredo De Feo e aveva tentato di dargli uno schiaffo; è successo poco prima dell’ultimo blitz con cui è stato arrestato anche Ettore Bosti. Alfredo amministrava bene il clan, teneva sempre soldi in cassa per pagare le mesate: con lui i conti tornavano sempre perchè amministrava con estrema attenzione il clan e non faceva mai mancare gli stipendi. Ettore si arrabbiò con Alfredo perchè si lamentava che alcuni ragazzi come ‘o nannone, Ciro Contini e i Sibillo stavano facendo casini nel quartiere girando armati e compiendo reati e Ettore non lo voleva; Alfredo gli rispose che erano già bruciati e non valeva la pena di mettersi in mezzo e di andarli a cercare perchè si sarebbero rovinati da soli o anche grazie alle forze dell’ordine. Ettore non accettò la risposta e tentò di dargli uno schiaffo. Intervennero i presenti a calmare le acque come Pomatico, Carmine Botta e altri. Ettore Bosti rispose che da quel momento dovevano dare conto a lui in quanto figlio del Patrizio e Alfredo, adirato, rispose che il Patrizio era un affiliato perchè il capo era Eduardo. La sera stessa venne zia Annarella, Anna Aieta che cercava Alfredo; Alfredo andò a parlare con Aieta e le cose furono risolte».

Orefice spiega inoltre che per due giorni la malavita si fermò a causa di questo litigio. Il fatto accadde tra il 2012 e il 2013 ma ben prima del maxi blitz del 2014. Secondo il pentito il litigio avvenne in uno dei cortili di via San Giovanni e Paolo, conosciuta come ‘Sangiuvanniello’. In quell’occasione Alfredo De Feo minacciò di lasciare il gruppo se il comando fosse passato in mano a ‘Ettoruccio’. Gli anziani del clan come Vincenzo Tolomelli, Antonio Grasso e Mario Pomatico chiesero di Antonio Aieta di chiamare le sorelle per vedere di risolvere la situazione:«Dopo due giorni di vuoto totale delle attività criminali in cui tutti erano in attesa andai a casa di Alfredo che mi disse che era tutto a posto».

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