Nell’aula 116 della corte di assise del Tribunale di Napoli è in corso il processo per la morte di Lino Apicella, agente ucciso a Calata Capodichino lo scorso 27 aprile. Ieri è stato il giorno delle testimonianze dei colleghi che in quella notte erano alla caccia dei rapinatori a bordo di una Audi A6 che sfrecciava a tutta velocità.

E’ la prima volta che nell’aula del tribunale napoletano si ascolta il racconto di chi quella notte era accanto a Pasquale Apicella. Salvatore Colucci, assistente capo, era sulla vettura guidata da Apicella. Il suo racconto ha suscitato emozioni e lacrime nell’aula 116 della corte d’Assise”

Gli ultimi istanti di vita di Lino Apicella: il racconto

«Andavamo a quaranta-cinquanta orari, avevamo una velocità volutamente bassa, perché eravamo sulle tracce di un’auto che era sfuggita a due posti di blocco. Era buio, andavamo piano lungo Calata Capodichino, sapevamo che da un momento all’altro ci saremmo trovati di fronte la macchina guidata dai cittadini rom – si legge su Il Mattino – Andava velocissimo e a fari spenti. Ha accelerato, nel tentativo di trovare un corridoio per seminarci. Li abbiamo visti arrivare e abbiamo contato tre secondi. Ho visto la loro auto rinculare, ricadere sulle quattro ruote, come se fosse rimbalzata. Sentivo dolore alle gambe, non riuscivo più a muovere più gli arti inferiori. Ho visto uno di loro scappare, istintivamente ho provato ad aprire la porta per inseguirlo, ma avevo le gambe bloccate, sentivo dolore”, ha raccontato.

Il racconto dell’agente inguaia la posizione degli imputati. Gli inquirenti insistono sul dolo pieno, sulla pista dell’omicidio volontario, a scartano ogni altra possibile ricostruzione. Il racconto conferma le risultanze delle perizie. L’auto su cui viaggiava la banda di rapinatori era lanciata a fari spenti a 140 km orari. L’impatto è stato violentissimo e non ha lasciato scampo ad Apicella.

LE ACCUSE

Inchiesta condotta dal pm Valentino Battiloro e Cristina Curatoli, l’accusa di omicidio volontario, tentata rapina e tentato furto aggravati e di ricettazione a carico di Fabricio Hadzovic, 40 anni (difeso dall’avvocato Cesare Amodio), l’autista dell’Audi A6 che si è scontrata a tutta velocità contro la «pantera» della Polizia; poi gli altri due passeggeri dell’auto rubata, vale a dire Admir Hadzovic, 27 anni (difeso dall’avvocato Raffaella Pennacchio) e il 39enne Igor Adzovic (difeso dall’avvocato Giovanni Abbate), mentre l’ultimo componente della banda, il 23enne Renato Adzovic (anche lui difeso da Raffaella Pennacchio), non risponde dell’omicidio volontario, in quanto non era a bordo dell’A6.

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