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mercoledì, Maggio 29, 2024
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Napoli, mamma e figlia disabili rischiano lo sfratto: “Qualcuno ci aiuti”

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Sofferenti della sindrome di Merrf, una malattia degenerativa, sono inabili a lavorare perchè la patologia debilita il fisico provocando al contempo crisi epilettiche (e non solo). L’impossibilità a trovare un impiego, andando a incidere sull’aspetto economico, ha determinato per loro una condizione di morosità portata all’estrema conseguenza: sfratto esecutivo dall’abitazione da 35 mq di Materdei, al centro di Napoli, dove vivono da tanti anni.

Protagoniste della vicenda sono Cristina De Maria, 53 anni e sua figlia Francesca Piccolo, 22 anni che da tempo convivono con la Merrf. Le due donne chiedono aiuto per trovare un nuovo alloggio dato che il prossimo 13 ottobre, dopo alcuni rinvii già concessi dai proprietari e dall’ufficiale giudiziario, dovranno lasciare la casa, ricavata da un sottoscala, al civico 9 di via Domenico di Gravina appunto a Materdei.

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La sindrome di Merrf

Prima di passare al racconto, qualche notizia sulla Merrf appare necessaria. Si tratta di una patologia rara che provoca sintomi come astenia, epilessia, ipomatosi, ioclono-epilessia, atassia, debolezza muscolare, sordità. Una vera cura della sindrome di Merrf non c’è e gli effetti spesso sono così pesanti da impedire a chi ci convive qualsiasi normale movimento. Ed è proprio quello che sta succedendo a Cristina e Francesca, che non vorrebbero certo stare con le mani in mano ma trovare un lavoro compatibili con le proprie esigenze di salute è impresa improba.

Le parole di Cristina

Cristina, racconta: «Io sono separata da mio marito da quando Francesca aveva solo 3 mesi e devo provvedere a tutto io perché il papà non si interessa di nulla e i miei fratelli (in tutto sono 3 ndr.), che pure mi sono vicini, vivono a Cartagena in Colombia». Le vicissitudini per Cristina iniziano circa 10 anni fa, con i problemi che viaggiano come una pallina su un piano inclinato. «Lavoravo nella farmacia dell’Addolorata in piazza Pignasecca –  ricorda Cristina – con un contratto di terzo livello. Dopo 25 anni, alla morte della titolare sono stata licenziata. Dal 2015 in poi non ho avuto più la possibilità di pagare l’affitto perché ho fatto soltanto lavori saltuari».

Spesso però il diavolo ci mette la coda colpendo chi non c’entra ed ecco presentarsi nella vita di Cristina De Maria, e poi in quella di sua figlia Francesca, un ostacolo ancora più serio, la sindrome di Merrf. «La sindrome di Merrf si trasmette da madre in figlia, a confermarlo è stato il mio Dna dopo approfondimenti medici» tra il 2017 e il 2018. Dunque, essendo trasmissibile dopo il concepimento, anche Francesca ha ereditato suo malgrado la malattia. Ad attestare i sintomi di madre e figlia, gli esiti dei vari esami all’Azienda Ospedaliera Sanitaria della Federico II di Napoli e al Centro Clinico Nemo del Monaldi.

Tra le altre difficoltà per Cristina, la parziale assenza di udito. «Infatti leggo il labiale quando parlo con gli altri» Non solo: «Ho anche il lipoma», ovvero una forma di tumore benigno che ingrossa la pelle del collo della donna. Per attenuare gli effetti, Cristian è spesso sotto effetto di metabloccanti, Aulin e altri medicinali. «Soffro di depressione e ho la pressione a 140 molto spesso»conclude Cristina.

L’amarezza di Francesca

Francesca, la figlia di Cristina, è altrettanto amareggiata per le attuali difficoltà e per l’imminente sfratto al 13 ottobre (se non ci saranno altre proroghe).«Io sono diplomata in scienze umane ma non riesco a trovare lavoro per la patologia. Sono sempre stanca, con dolori, mal di testa anche per il caldo, lo stress, sono epilettica. Ma principalmente ho dolori alle gambe e mi stanco facilmente. Avere uno stipendio buono – aggiunge la 22enne – da far convivere con la mia malattia è difficile. Mio padre ci ha abbandonato, sa della situazione ma se n’è sempre fregato. La sanità italiana funziona meglio di quello colombiana, trasferirsi lì è difficile e il caldo della Colombia a Cartagena sarebbe per me problematico».

La questione sfratto

Con tutte queste difficoltà, in circa 9 anni gli affitti arretrati si sono accumulati arrivando a uno scoperto di migliaia e migliaia di euro.  Per questo motivo, i proprietari dell’appartamento di via Domenico di Gravina 9 a Materdei hanno preteso lo sgombero perché le pigioni non sono state saldate. Reclamano circa 9 anni di affitti sospesi, dicendo nel frattempo di aver provveduto al pagamento di Imu e altri canoni e facendo leva sul decadimento al 1 gennaio 2022 allo stop degli sfratti causa crisi Covid e ricordando un ulteriore anno in cui Cristina e Francesca hanno vissuto a Materdei.

Il rinvio dello sgombero

Nei giorni scorsi, l’ennesima notifica con l’arrivo del legale rappresentante dei proprietari e dell’amministratore giudiziario (insieme alla Digos e a un’ambulanza) poi convinti a concedere una proroga allo sfratto dagli attivisti della Campagna per il diritto all’Abitare di Napoli, della Rete Set contro la turistificazione, dell’Ex Opg, alcuni abitanti di Materdei e dei Disoccupati 7 Novembre che hanno dato vita a un picchetto antisfratto per sostenere le ragioni di Cristina e Francesca.  Il gruppo è riuscito a ottenere una proroga dello sgombero almeno sino al 13 ottobre e questo lasso di tempo sarà impiegato per tentare di trovare un alloggio alternativo a un canone equo mentre alcuni parroci del posto hanno chiesto tramite una lettera all’Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli, che dispone di alloggi nel capoluogo partenopeo, di ospitare Francesca e Cristina.

L’accordo con il vecchio proprietario

«Il papà degli attuali proprietari – ricostruisce Cristina – sapendo i sacrifici che sono stati fatti per arredare la casa, disse che avrebbe venduto l’appartamento con me dentro. Tutto sommato si tratta di un vecchio sottoscala da 35 mq, l’ho costruita io nel 1997 con i miei soldi e con il progettista del proprietario. È stato realizzato un soppalco dove io e Francesca dormiamo».  I costi dell’affitto? All’epoca con il vecchio proprietario l’accordo era di 300 mila lire al mese, poi nel 2007 fu stipulato un accordo di 400 euro con scrittura privata più 117 a nero per le varie spese, condominiali e non.

Le variazioni con i nuovi proprietari

Sempre Cristina poi aggiunge come «i figli del vecchio proprietario, che stanno a Genova hanno cambiato atteggiamento. Per 6 anni non sono stata più qui perché ho accudito i miei genitori a casa loro. Mia madre è morta nel 2018 e mio padre aveva l’Halzahimer e se n’è andato due anni dopo e il loro aiuto economico è venuto a mancare. Dovevo essere fuori già nel marzo 2020 ma paradossalmente la pandemia mi ha dato una mano».

L’impossibilità a trovare un nuovo appartamento

Nel frattempo la malattia è andata avanti facendo sentire i suoi effetti e Cristina non sa più dove sbattere la testa. «Sono andata a chiedere in giro e i fitti sono arrivati anche a 700 e 800 euro. Non posso nemmeno spostarmi in periferia perché non udendo bene e per le altre patologie non posso guidare. Andare lontano è difficile, per me. So che sono in difetto, ma sono davvero senza soldi e una cugina che pure si è messa a disposizione può ospitarci solo momentaneamente. Comune, Caritas, Curia, mi sono rivolta a loro tramite missiva e di persona ma nessuno ci ha aiutato nemmeno dopo essere stati a colloquio con un’assistente sociale. Ci avevano proposto di andare in un dormitorio uscendo alle 6 del mattino e tornando alle 18. Quando me l’hanno detto, ho avuto la vista annebbiata. Io mi sforzo di essere positiva, ma resto fortemente in ansia. Forse mi comprerò una tenda e mi metterò di fianco alla Venere degli stracci incendiata, mi cacciano da lì?».

Al momento, l’unica piccola entrata per Cristina e sua figlia sono i 500 euro circa di reddito di cittadinanza «Non prendo nemmeno la pensione, mi hanno dato dei consigli sbagliati. Poi, per caso, fortunatamente ho incrociato sulla mia strada l’Ex Opg e quelli della campagna per il diritto all’abitare che mi stanno indirizzando al meglio» riconosce Cristina. Anche Francesca ringrazia «gli attivisti della campagna per il diritto all’abitare a metterci sulla strada giusta».

I numeri degli sfratti a Napoli

Alfonso De Vito della Campagna per il Diritto all’Abitare afferma:  «Il mercato della casa è discriminatorio, lo scenario deve essere chiaro preso in carico dalle istituzioni Spingeremo per la presa in carico delle famiglie come quelle di Cristina e Francesca da parte delle istituzioni pubbliche, che devono dare risposte politiche. Le persone con disabilità o le famiglie sono totalmente escluse dalla possibilità di poter affittare una casa».

Secondo dei dati forniti dalla Prefettura, nell’anno 2023 a Napoli gli sfratti esecutivi sono arrivati a 11.000. Mentre ci si bea sull’afflusso di visitatori, gli abitanti sono sempre più espulsi dal centro storico e dai quartieri popolari per la speculazione e il rialzo dei prezzi. Il turismo, evidentemente, non fa bene a tutti in città.

De Vito riprende: «Il dato degli 11.000 sfratti esecutivi a Napoli città certificati a febbraio 2023 dalla Prefettura, è stato troppo sottovalutato. Stiamo parlando del 520% della media annuale, 1800 sfratti di media all’anno. La signora Cristina ha una patologia, a Napoli il mercato delle locazioni, le persone con disabilità o una famiglia numerosa sono totalmente escluse».

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Antonio Sabbatino
Antonio Sabbatino
Iscritto all'Albo dei pubblicisti dall'ottobre 2012, ho sviluppato nel corso degli anni diverse competenze frutto dell’esperienza sul campo in ambito politico, sociale e di cronaca, sia bianca che nera. Sono stato conduttore radiofonico di programmi musicali presso Radioattiva, radio web napoletana e redattore e collaboratore di diverse testate online. Attualmente sono inviato per il quotidiano Roma, il più antico giornale napoletano, di InterNapoli.it che rappresenta una delle realtà più dinamiche del panorama giornalistico napoletano, campano, la neonata testata Tell che approfondisce i grandi temi politico-sociali a più livelli e Comunicare il Sociale rivista specializzata di Terzo Settore.
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